Un lungo e difficile iter parlamentare

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di Alfiero Grandi

Le Commissioni finanze ed esteri della Camera hanno iniziato l’esame della Tobin tax. Non era scontato. Va ricordato infatti che la parte iniziale della relazione parlamentare alla «controriforma fiscale Tremonti» è un manifesto ideologico contro la Tobin Tax. Al punto che Tremonti si è inventato la De Tax contrapposta alla Tobin tax. Il primo a dimenticarsi della De Tax è stato proprio Tremonti che non ha messo una lira nella finanziaria 2003.

La Tobin tax invece è presente in diverse proposte di legge.

A partire dalla proposta di Attac che ha promosso una legge di iniziativa popolare, che è stata condivisa anche da un centinaio di deputati. Senza illusioni sull’esito finale, visti i rapporti di forza parlamentari, è importante avere ottenuto che la Tobin Tax entrasse nel calendario parlamentare, avviando le audizioni a cui hanno già partecipato un nucleo di esperti.

Fino ad ora le commissioni parlamentari hanno dimostrato un poco di autonomia verso il Ministro dell’Economia che sembra non avere gradito, tanto che partecipa con difficoltà ai lavori della Commissione finanze della Camera. Eppure la maggioranza di centro destra non è certo favorevole alla Tobin. Soltanto è disponibile, al confronto di merito e ad un approfondimento con l’aiuto di esperti, soggetti istituzionali e associazioni. Le audizioni e la discussione proseguiranno per alcuni mesi. E’ auspicabile che si intrecci il lavoro parlamentare con le iniziative dei movimenti. Non va dimenticato che Attac è nata sulla Tobin tax.

È la prima volta, in questa fase politica, che una proposta dei movimenti sociali trova una sponda parlamentare. Sarebbe un errore non partire da questa novità istituzionale, con un sostegno – dialettico, se necessario – da parte dei movimenti per influenzare il percorso politico della legge.

Le proposte di legge non si fanno per gli archivi. Se, come ora, i rapporti di forza parlamentari non sono favorevoli, una proposta di legge è una piattaforma che ha l’obiettivo di dare un punto di riferimento politico al paese. È auspicabile che ci sia maggiore attenzione sulle potenzialità di questa fase.

Purtroppo solo un’area ristretta fino ad ora se ne sta occupando. Tanto più che la discussione alla Camera ha già messo in luce l’esigenza di fare entrare in campo una dimensione politica europea e di individuare modalità e sedi in cui porre il problema a livello mondiale.

Non è un’ambizione esagerata, perché la Tobin tax parla dei flussi finanziari mondiali e della loro regolazione, quindi delle sedi e delle scelte politiche conseguenti.Le sedi internazionali, attuali, che dovrebbero presiedere al governo dei processi di regolazione finanziaria, hanno con i loro condizionamenti aggravato le conseguenze delle speculazioni finanziarie perché il totem è la difesa degli interessi dei capitali finanziari.

Non a caso, i paesi che se la sono cavata meglio durante le crisi speculative sono quelli che hanno adottato, forme di controllo sui movimenti di capitale.

Dopo l’attentato dell’11 settembre la deregolazione del mercato dei capitali ha subito una battuta d’arresto perché gli Usa hanno per primi adottato misure di severa regolazione, poi accompagnate da quelle sulla borsa, rovesciando la linea precedente. Solo l’Italia ha continuato a far finta di nulla, e si è mossa in direzione esattamente contraria.

Non c’è dubbio che la proposta di introdurre la tassazione dei movimenti finanziari internazionali, per scoraggiare le speculazioni e in questo modo raccogliere anche risorse (non trascurabili) da destinare ai paesi più poveri è un argomento che andrebbe posto al tavolo del Wto nel settembre prossimo, a Cancun.

La discussione nel parlamento italiano può avere un ruolo non solo per obiettivi legislativi nazionali quanto per contribuire a rilanciare l’iniziativa per l’adozione di provvedimenti di regolazione dei processi economici e finanziari a livello sovranazionale.

Di questo orizzonte ambizioso deve essere resa protagonista l’opinione pubblica sulla base di un’iniziativa congiunta politica e sociale. Ognuno nel suo ruolo, ma insieme per iniziare ad aggredire i processi della globalizzazione.

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