Svendita patrimonio: chi ha detto che il pubblico non funziona?

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Chi ha detto che il pubblico non funziona? Quando si tratta di svendere il patrimonio pubblico, bene primario dei cittadini, l’efficienza e l’efficacia del governo e degli enti territoriali non ha pari. 

Il 30 novembre 2013, il Governo approva il decreto-legge n. 133 che, all’art. 3, recita “Nell’ambito delle azioni di perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica attraverso la dismissione di beni immobili pubblici, l’alienazione di tali immobili è considerata urgente (..) L’autorizzazione all’operazione può ricomprendere anche immobili degli enti territoriali; in questo caso, gli enti territoriali interessati individuano con apposita delibera gli immobili che intendono dismettere. La delibera conferisce mandato al Ministero dell’economia e delle finanze per l’inserimento nel decreto dirigenziale che autorizza l’Agenzia del Demanio a procedere (..)

Visto il decreto, gli enti territoriali si mettono subito all’opera e, in brevissimo tempo e senza alcuna consultazione approvano le delibere necessarie: Comune di Firenze (16 dic), Comune di Venezia (16 dic), Comune di Verona (17 dic), Provincia di Torino (18 dic), Comune di Torino (18 dic) e Regione Lombardia (20 dic).

Arriva il momento del decreto dirigenziale del Ministero dell’economia e delle finanze che viene approvato il 20 dicembre 2013, con il quale (art. 1) si autorizza l’Agenzia del Demanio a vendere a trattativa privata, anche in blocco, i beni immobili di proprietà dello Stato, inclusi i beni degli enti territoriali inseriti in seguito alle delibere di cui sopra.

Attenzione : la vendita è subordinata (art. 2) all’esito della verifica e/o delle autorizzazioni da parte del Ministero dei Beni, delle attività culturali e del turismo e la procedura di vendita (art. 3)  dovrà essere ultimata entro il 31 dicembre 2013!!

Immaginiamo i funzionari del Ministero, che, fra un panettone e un regalo per i nipotini, un bicchiere di spumante e un “che farai per le feste?”, verificano e autorizzano la vendita di 450 immobili di proprietà dello Stato e degli enti territoriali.

Naturalmente, la vendita deve avvenire entro la fine del 2013 per permettere a Stato ed enti territoriali di conteggiare gli introiti ricevuti all’interno del bilancio di quell’anno; e altrettanto naturalmente, deve avvenire in tempi rapidissimi per evitare qualsiasi discussione pubblica e/o consultazione dei cittadini (che volete che sia la democrazia di fronte all’Urgenza?).

Fin qui tutto bene. Già, ma chi compra tutto questo ben di dio? Abbiamo ormai imparato che se l’attacco ai beni comuni delle comunità locali è sistemico, il braccio operativo (e finanziario) è uno solo : Cassa Depositi e Prestiti. Che infatti, “al fine di una migliore gestione delle attività e degli obiettivi” nel dicembre 2013 ha trasformato il proprio fondo FIV (Fondo Investimenti per le Valorizzazioni) articolandolo in Fiv Comparto Plus (per la “valorizzazione” degli immobili comunali attraverso bando di gara) e in Fiv Comparto Extra, esattamente per intervenire in questa maxi-operazione di vendita.  
Cassa Depositi e Prestiti è quindi lieta di annunciare sul proprio sito web di aver “perfezionato nei giorni 26 e 27 dicembre 2013 l’acquisizione di 40 immobili, di cui 33 dello Stato e 7 di enti territoriali, distribuiti su 10 Regioni e 19 province. Dei 40 immobili acquisiti, 33 sono vincolati in ragione del valore storico e artistico e la loro alienazione è avvenuta sulla base di specifiche autorizzazioni alla vendita emesse dalle Direzioni Regionali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ,come previsto dal D.Lgs. 42/2004. Per la gran parte, gli immobili sono stati oggetto diprocedure di valorizzazione da parte della precedente proprietà e hanno destinazioni urbanistiche compatibili con utilizzi privati e di mercato”.

Buon anno.

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 35 di Luglio – Agosto 2018: “Fuori dalla crisi, riprendiamoci la Cassa!  –  Cassa Depositi e Prestiti, una ricchezza collettiva