Stato di emergenza e capitalismo della sorveglianza

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di Antonio De Lellis

Guardando la realtà drammatica e al tempo stesso paradossale che ci circonda in questi giorni, caratterizzati anche da episodi di psicosi collettiva, e leggendo il capitolo de “il sistema strumentalizzante”, tratto dal fondamentale saggio di Shoshana Zuboff dal titolo “Il capitalismo della sorveglianza”, vorrei condividere alcune riflessioni e porre alcune domande.

É possibile un “colpo di stato dall’alto”?

É possibile che in una democrazia dove il capitalismo contemporaneo non si adegua mai alle leggi, ma cerca di modificarle in funzione della propria egemonia, ricorra a uno stato di emergenza continuo per mantenere la concentrazione di ricchezze verso l’alto e aumentare le diseguaglianze economiche, politiche e culturali?

Secondo alcuni autori, che la Zuboff e Chomski considerano una minaccia per l’umanità, ma che hanno molto seguito, se le persone non interagiscono correttamente e l’informazione non si diffonde correttamente, le persone prendono decisioni sbagliate. Sembrerebbe una affermazione neutra e sostanzialmente corretta. Peccato che chi la promuove lo fa per arrivare all’ubiquità globale del Grande Altro.

La visione che sottende a questo nuovo potere è quella di un sistema nervoso della società: costruire sistemi governativi, energetici e sanitari.

Secondo la visione di Pentland, che ha collaborato con i più grandi colossi della comunicazione ed istituzioni economiche: “dobbiamo ripensare radicalmente la società, dobbiamo creare un sistema nervoso per l’umanità che la mantenga stabile in tutto il mondo”.

Essa si basa sulla “demografia del comportamento” in grado di predire malattie, rischio finanziario, preferenze nei consumi opinioni politiche con una accuratezza tra le 5 e le 10 volte maggiore di una misurazione standard.

Aggiunge ancora: se potessimo dotarci dell’onnipotente ‘sguardo di Dio’, potremmo arrivare alla reale comprensione della società e darci da fare per risolvere i problemi”. In pochi anni disporremo di dati incredibili sull’umanità intera e in modo continuativo.

Il diritto al futuro e di conseguenza alla fiducia, all’autorità e alla politica – cede il passo al Grande Altro e ai sistemi computazionali che governano la società sotto il controllo di un gruppo di persone che Pentland chiama “noi”.

Questi sono i cinque grandi principi in grado di descrivere i rapporti sociali in una società strumentalizzante.

  1. Decidere i propri comportamenti in nome di un bene superiore. Non solo possiamo controllare il comportamento umano, ma dobbiamo.

 

  1. La pianificazione sostituisce la politica. Insito nella società cinese. Quanto sangue dovrebbe scorrere per convertire gli occidentali ai suoi principi? Ma c’è un’altra possibilità quella di una società comportamentista in grado di precludere l’azione politica.

 

  1. L’uso della pressione sociale per ottenere l’armonia. Lo chiamiamo ‘self control’, ma il controllo alla fine è sempre in mano alla ‘società’ nel nostro caso scientifica. Pensate in queste settimane all’accento posto alle modalità di autocontrollo e comportamenti individuali ai quali dovremmo attenerci.

 

  1. l’Utopia applicata. La società strumentalizzante è pianificata, prodotta dal controllo totale dei mezzi di modifica del comportamento. Sarà l’informatica a rivelare la verità nascosta nei dati e a determinare pertanto cosa sia corretto. Una nuova classe sociale di regolatori vigilerà costantemente per curare l’umanità dalle proprie debolezze. Occorre puntare all’efficienza sociale.

 

  1. la morte dell’individualità. La sottomissione del singolo alla manipolazione dei pianificatori lascia via libera a un futuro sicuro e rigoglioso costruito sulla sostituzione della libertà con la conoscenza: ciò che sta per essere abolito è l’uomo autonomo; l’uomo interiore, l’homuncolus, il demone che ci possederebbe, l’uomo difeso dalle letterature della libertà e della dignità. Non esitiamo a dire addio all’uomo in quanto tale; solo spodestandolo possiamo passare dall’inaccessibile al manipolabile”.

 

Non sarà sembrato vero ai propugnatori della ‘Fisica sociale’ o della ‘società strumentalizzante’ quello che si sta verificando a livello globale in queste settimane drammatiche.

Sta accadendo proprio quanto prefigurato:

  1. la libertà sostituita dalla conoscenza;
  2. la società scientifica che si sostituisce a quella politica, tanto da chiudere il Parlamento o da rendere le istituzioni meramente esecutrici, per la loro stessa ammissione.

Ci troviamo di fronte all’applicazione di principi che se fossero portati a livelli estremi sarebbero aberranti. Propri di un nuovo mondo, quello della sorveglianza in cui i dati scientifici si sostituiscono alla politica, in cui la libertà verrà sostituita dalla conoscenza.

Qui non si stanno mettendo in discussione le misure di prevenzione dal contagio, che risultano senza dubbio efficaci, ma la mutazione sociologica in atto.

A prescindere da come andrà a finire la società armoniosa si costruisce attraverso uno shock e quella pianificata ne uscirà vincitrice. E lo shock è arrivato puntuale. Causato da un evento, sicuramente sottovalutato rispetto ad episodi paragonabili ed accaduti nel recente passato. Evento che per quanto dichiarato sommessamente, potrebbe essere stato provocato proprio dalle dinamiche tipiche di un sistema pianificato quale è quello della Cina, dove si è erroneamente preferito intervenire con ritardo provocando una incontrollata accelerazione rispetto ad un evento naturalmente e potenzialmente pericoloso che però poteva essere limitato rispetto ad una espansione su scala globale.

Chi, da domani in poi, obietterà qualcosa se massicci investimenti pubblici verranno dirottati nella direzione del capitalismo della sorveglianza e se questo provocherà nuova estrazione di ricchezza sociale e comunitaria?

Dobbiamo produrre un senso alternativo a quello che sta accadendo in questo periodo. Abbiamo perso la nostra libertà, la nostra normalità, economica e finanziaria, seppur precaria.

E questa volta perfino la finanza speculatrice e deregolamentata sembra subordinata e prone rispetto alla società strumentalizzante.

Un nuovo potere ha spodestato e imposto un mondo in cui nulla sarà più come prima, ma al quale potremmo cedere la nostra sovranità e qualunque idea di possibile democrazia. Con questo nuovo potere dovremmo confrontarci da oggi in poi e per molto tempo.