Solo uniti potremo incidere sulle questioni climatiche

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03 Alex Zanotelli

di Alex Zanotelli

Il pronunciamento della Pontificia Accademia delle Scienze, a conclusione del seminario ”Proteggere la Terra, mobilitare l’umanità” tenutosi in Vaticano il 28 aprile scorso alla presenza del segretario generale dell’ONU, Ban Ki Moon è stato molto chiaro.

“Il mondo deve prendere atto che il Vertice sul clima di Parigi del prossimo dicembre (COP21) potrebbe essere l’ultima vera opportunità per giungere a un accordo che mantenga il riscaldamento globale di origine antropica al di sotto dei 2 gradi centigradi, a fronte di una traiettoria attuale che porterebbe a un aumento devastante di 4 o più gradi centigradi.

Gli scienziati dell’Accademia hanno affermato categoricamente che “il cambiamento climatico di origine antropica è una realtà scientifica e la sua decisiva mitigazione è un imperativo morale e religioso.

Le nette conclusioni di quel seminario hanno anticipato la forte visione contenuta nell’Enciclica di Papa Francesco “Laudato Sì – lettera enciclica sulla cura della Casa Comune”: un doppio appello a “proteggere la casa comune”, controllando il surriscaldamento climatico e altri danni ambientali ma, anche, a cambiare modello di sviluppo, per i “poveri” e “per uno sviluppo sostenibile e integrale”. 

 

Il modello consumistico è completamente disinteressato al “bene comune”. Realizzare una “cittadinanza ecologica” invece, porta a una serie di “azioni quotidiane” che hanno di mira la cura del creato e uno sviluppo equo. L’enciclica ne elenca varie, dal consumo equo e solidale, al minor uso di condizionatori, alla gestione dei rifiuti. Spesso – scrive il Papa – non si ha “chiara coscienza” che le “inequità” nell’ambiente e nel modello di sviluppo colpiscono soprattutto i poveri. Il Papa chiede di “integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente”, senza giustizia è “impossibile ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”. Uno sprone di forte richiamo e di grande impatto per le comunità cristiane.

Il tema del cambiamento climatico infatti, trova difficoltà a fare breccia in campo ecclesiale. Ancora più difficile in campo politico e mediatico. Sembra quasi un tema tabù, eppure i dati scientifici sono chiari e categorici.
Lo ha dichiarato in modo perentorio l’Agenzia ONU per i cambiamenti climatici (IPCC) lo scorso novembre a Copenhagen: primo, il riscaldamento globale esiste ed è causato dall’uomo; secondo, gli effetti sono già visibili nello scioglimento dei ghiacciai e negli eventi meteo estremi; terzo, il peggio deve arrivare perché le emissioni globali invece che diminuire, sono aumentate.
Infatti gli scienziati dell’IPCC – tutti scelti dai governi! – affermano che se il sistema continuerà a utilizzare petrolio e carbone al ritmo attuale, a fine secolo avremo, se ci andrà bene, 3,5 gradi centigradi ma se ci andrà male 5,4 gradi centigradi !

Gli esperti ricordano che già 2 gradi centigradi costituiscono un dramma per il nostro pianeta. E purtroppo, come afferma Fatih Birol dell’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia): “La porta dei due gradi si sta per chiudere. Nel 2017, si chiuderà per sempre”. In breve abbiamo raggiunto quello che vari attivisti hanno iniziato a chiamare il ‘decennio zero’ della crisi climatica: o cambiamo subito o perderemo la nostra chance. Eppure né il sistema economico-finanziario, né il mondo politico, né quello mediatico stanno prendendo seriamente il problema: e questo nonostante le dichiarazioni d’immagine degli oltre 150 Capi di Stato presenti all’inaugurazione di COP21 .

“Cos’è che non va in noi?” si domanda Naomi Klein nel suo straordinario volume Una rivoluzione ci salverà. Che cosa ci trattiene davvero dallo spegnere l’incendio che minaccia di ridurre in cenere la nostra casa collettiva? Penso che la risposta sia molto più semplice di quello che molti ci hanno spinto a credere: non abbiamo intrapreso le azioni necessarie a ridurre le emissioni perché esse sono sostanzialmente in conflitto con il capitalismo deregolamentato, ossia con l’ideologia imperante.

Siamo bloccati perché le azioni che garantirebbero ottime chances di evitare la catastrofe – e di cui beneficerebbe la stragrande maggioranza delle persone – rappresentano una minaccia estrema per quell’élite che tiene le redini della nostra economia, del nostro sistema politico, di molti dei nostri media!” Dall’alto ormai ci possiamo aspettare ben poco. Anche le forti parole di Papa Francesco sembrano non avere ancora fatto breccia nella selva di interessi congiunti di politica e finanza, tant’è che nella giornata che precede l’apertura ufficiale del Giubileo ha rilanciato un’ accorato monito : “Seguo con viva attenzione i lavori della Conferenza sul clima in corso a Parigi, e mi torna alla mente una domanda che ho posto nell’Enciclica Laudato si’: ‘Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?’”

Nell’ultimo Angelus, prima dell’apertura del Giubileo straordinario della misericordia il Papa ha rivolto un nuovo appello per il buon esito del vertice sul clima in corso in Francia. “Per il bene della Casa Comune, di tutti noi e delle future generazioni – ha affermato Bergoglio – a Parigi ogni sforzo dovrebbe essere rivolto ad attenuare gli impatti dei cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, a contrastare la povertà e far fiorire la dignità umana. Le due scelte vanno insieme. Preghiamo perché lo Spirito Santo illumini quanti sono chiamati a prendere decisioni così importanti e dia loro il coraggio di tenere sempre come criterio di scelta il maggior bene per l’intera famiglia umana”.

Un appello che segue quello che il Papa ha pronunciato nella sede ONU di Nairobi, durante il suo recente primo viaggio in Africa: “Sarebbe triste e, oserei dire, perfino catastrofico che gli interessi privati prevalessero sul bene comune e arrivassero a manipolare le informazioni per proteggere i loro progetti”. Bergoglio spera che “la COP21 porti a concludere un accordo globale e ‘trasformatore’, basato sui principi di solidarietà, giustizia, equità e partecipazione, e orienti al raggiungimento di tre obiettivi, complessi e al tempo stesso interdipendenti: la riduzione dell’impatto dei cambiamenti climatici, la lotta contro la povertà e il rispetto della dignità umana”.

Nonostante svariati appelli per creare un unico Forum italiano, l’Italia è riuscita ad andare a Parigi in ordine sparso, dimostrando come anche il mondo delle associazioni ambientaliste e quello dei movimenti e della società civile facciamo prevalere sugli interessi del bene comune le loro visioni parziali. Se le stesse difficoltà italiane di ”trovare una sintesi comune” fossero riverberate su scala mondiale, immagino quali potranno essere i risultati attesi da COP21. La speranza di un cambiamento reale sulle questioni ambientali e climatiche rimane ancorata al basso, alla capacità di mettere insieme tutte quelle realtà di base che in questo paese e in tutte le altre nazioni sono impegnate sull’ambiente. 

Attendiamo ancora una settimana per comprendere quali saranno le conclusioni del lavoro delle diplomazie in azione a COP21. Qualunque siano i risultati di COP21, dovremo tornare a mobilitarci per intervenire sull’attuazione delle risoluzioni adottate. Questa nostra attuale frantumazione non ci porta da nessuna parte. Avremmo dovuto andare uniti a COP21, a maggior ragione lo dovremo essere dopo il termine dei lavori.
Non è mai troppo tardi ma sulle questioni climatiche il trascorrere del tempo ci incalza inesorabilmente.
Siamo riusciti ad unirci per l’acqua diritto fondamentale umano!, vincendo un Referendum (giugno 2011) e introducendo il concetto di bene comune. Non possiamo farcela ora per l’aria, altro diritto fondamentale umano!? Il cambiamento climatico potrebbe diventare una forza galvanizzante per tutti noi. Uniamoci!
Una crisi così grande e così onnicomprensiva come questa cambia tutto – afferma sempre Naomi Klein – Cambia quello che possiamo fare, quello che possiamo sperare, quello che possiamo chiedere a noi stessi e ai nostri leader. Possiamo farcela? So solo che non c’è nulla di inevitabile, niente, tranne il fatto che il cambiamento climatico è destinato a cambiare tutto. E ancora per breve tempo, la natura di tale cambiamento è nelle nostre mani.

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 22 di Novembre-Dicembre 2015 “System Change NOT Climate Change”, scaricabile qui.