Piani d’azione per un’economia che verrà

Condividi:

di Riccardo Troisi (Ricercatore economista Presidente ReOrient. Osservatorio Fairwatch. Tra i fondatori comune-info.net)

Lo stato permanente di questa pandemia sta accentuando i limiti e fragilità di questo modello economico portando al collasso sistemi sociali e economici globali e locali.

Purtroppo chi sta subendo maggiormente la violenza di questa crisi sono le persone da tempo messe ai margini da un sistema economico basato sull’esclusione.  Precari, migranti, donne e giovani disoccupati subiscono e pagano in diverso modo il dilagare delle diseguaglianze economiche e sociali delle nostre comunità.

Nonostante questo è in corso una reazione, per lo più territoriale che sebbene sia fragile e disarticolata, sta provando a costruire un argine a questa “crisi sistemica” proponendo risposte concrete alle difficoltà quotidiane che stanno attraversando le nostre comunità.

In molti territori è cresciuta una “società solidale diffusa” che rappresenta un vero antivirus sociale in questa pandemia, dando forza e creando legami di nuovo mutualismo fondamentali per tutte le comunità e i territori marginalizzati e si è dimostrata capace di attivare reti capillari di prossimità dimostrando un’importante capacità di lettura dei bisogni, operatività organizzativa e di intervento.

Questo movimento composto da una straordinaria pluralità di pratiche ha iniziato a costruire visioni ecosistemiche nei propri territori.  Ad esempio le realtà consolidate dell’economia solidale in questi ultimi anni hanno provato a fare sistema nello stesso territorio creando reti tra gruppi d’acquisto solidale (Gas), il commercio equo, la finanza etica e le reti di agroecologia provando a sperimentare veri e propri distretti di economia alternativa (Des). A queste esperienze si stanno sommando altre forme partecipative e collaborative di economia, come le diverse realtà che fanno riferimento ai commons, le economie comunitarie e quelle femministe, i movimenti attenti alla prospettiva di genere, le esperienze di mutualismo sociale, l’imprenditorialità sociale, le economie del bene comune, quelle della decrescita e ancora altre reti e organizzazioni che stanno portando avanti visoni incentrate sul modello di un ecologia integrale (Fridays for future e Extinction Rebellion).

Sono esperienze che puntano ad una trasformazione radicale dell’economia, promuovono nuovi modelli socioeconomici a cui tendere, come quello dell’economia di cura, dell’economia dei beni comuni, dell’economia delle comunità, dell’economia generativa e trasformativa, che tutte si fondano sul concetto dell’ecologia integrale. Un modello che non sia da misurare in termini di PIL ma che utilizzi indicatori di “ben-essere” legati alla qualità della vita delle persone e alla salute del pianeta.

Poco prima della pandemia è nata anche la Rete Nazionale delle Economie solidali ( Ries ) un soggetto nuovo e ambizioso, che unisce finalmente in una visione d’insieme molte di queste reti locali presenti e radicate in ogni territorio del nostro paese.

Oggi più che mai queste forme di resistenza, sempre più diffuse e multiformi, devono dimostrare di saper realizzare una nuova economia fuori dall’economia di mercato, a partire dal livello locale, dove si possano sperimentare non progettualità testimoniali e residuali ma modelli alternativi di produzione, distribuzione, consumo e risparmio e dove le persone, l’ambiente e le comunità sono rimesse al centro del processo di soddisfazione delle proprie necessità.

C’è bisogno, però, di conquistare ancora più spazio pubblico e massa critica se vogliamo che il cambiamento risalga le scale dei Palazzi, e per farlo c’è bisogno ripensare l’agire politico a partire dai territori dove queste esperienze sono più radicate  per verificarne la capacità  di trasformazione sociale e poi economica dei territori e delle istituzioni, al di là dell’affetto o dell’immedesimazione che questa o quella singola pratica possa suscitare nel proprio raggio d’azione sull’onda dell’emergenza o della moda.

Se l’economia che vogliamo è quella ecofemminista della cura del sé, dell’altro da sé e del pianeta, saranno le reti di relazioni tra persone e comunità a dover funzionare come “garanzia” (prima di qualsiasi indicatore numerico). E’ il concetto del limite, e non quello della crescita indefinita, a dover informare la pianificazione anche gestionale delle attività economiche, a partire da produzione e consumo. Le esperienze di partecipazione, autogestione e mutualismo pre e post covid dimostrano concretamente il significato vivo di democrazia, condivisione e ridistribuzione. Per necessità, ma anche per scelta.

Per questo occorre avviare un confronto nell’ambito del percorso promosso dalla Società della cura che provi a delineare dei piani di azione comuni da realizzarsi nei propri territori.

Occorre confrontarsi su alcune proposte concrete cercando di capire come possano esser portate avanti, avendo l’ambizione di produrre un cambiamento reale delle dinamiche di potere economico attualmente vigenti. Ad esempio guardando l’esperienza di alcune città europee come Madrid, Barcellona, Amsterdam e Siviglia, che hanno elaborato in dialogo con i movimenti dell’economia trasformativa, piani di Sviluppo economici ed innovazione sociale locale mettendo al centro le economie trasformative come strategia per la costruzione di “eco-sistemi” urbani solidali e sostenibili allo stesso tempo. Perché non lavorare con le municipalità, per dare impulso a questo tipo di proposte? Come farlo? Che azioni dobbiamo predisporre per arrivare a realizzare queste proposte?

Insomma dovremmo iniziare a discutere concretamente una serie di proposte che abbiano però l’ambizione di lanciare una sfida che vada oltre il particolare delle nostre pratiche, provando ad affermare una nuova narrazione del concetto di economia, riportandolo a una dimensione primaria, quella della soddisfazione delle necessità essenziali per le nostre comunità.

Una metamorfosi dell’agire economico è intimamente legata al nostro essere sociale: se non ci riappropriamo di questa dimensione non saremo in grado di dare risposte alle domande di equità e giustizia sociale e ambientale che stanno diventano ogni giorno più urgenti ed essenziali a livello globale e che questa pandemia ha reso improrogabili.

Photo Credits: “Consegne a domicilio… in gondola! –  Dal DES OltreConfin: storie e video di resilienza per un’agricoltura bio e una mobilità sostenibile” di economiasolidale.net

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 48 di Gennaio-febbraio 2022: “Cosa bolle in pentola?

Se sei arrivato fin qui, vuol dire che ti interessa ciò che Attac Italia propone. La nostra associazione si autofinanzia con la tessera di chi vuole sostenerla. In questi mesi di restrizione degli spostamenti e di auto-distanziamento sociale, i comitati di Attac che lavorano sul territorio non possono però tesserare i nostri sostenitori. Per questo ti chiediamo di aderire e sostenerci on line cliccando qui . Un tuo click ci permetterà di continuare serenamente la nostra attività. Grazie