Perché la povertà non fa la storia

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Dichiarazione degli Attac d’Europa – Giugno 2005 [ITA] [ENG] [FRA]

[ITA]

Perché la povertà non fa la storia
Dichiarazione degli Attac d’Europa – Giugno 2005

I Capi di stato, di governo e i ministri che si riuniranno a Gleneagles, New York e Hong Kong, ancora una volta promettono la cancellazione del debito, lo sradicamento della povertà e aiuti allo sviluppo. Abbiamo ragione di credere che lo scetticismo rimarrà il nostro sentimento prevalente.

Per Attac la povertà deve entrare nel museo della storia. Ma condividere questo obiettivo con altri non significa che apparteniamo alla stessa squadra. Non crediamo che si possa combattere la povertà attraverso politiche neo liberiste senza confrontarsi con le ineguaglianze. E non crediamo che si possa combattere la povertà smantellando le politiche sociali.

Le politiche neo liberiste – il c.d. Consenso di Washington – introdotte venti anni fa hanno fallito in modo evidente. La crescita è oggi inferiore al passato, lo sviluppo sociale ed economico non è più tra le priorità, le politiche dell’OMC privano i paesi poveri del loro potenziale sviluppo, le privatizzazioni creano nuove povertà. La ricetta neoliberista per ridurre la povertà non funziona. Ciò non ostante, i capi dei Paesi ricchi continuano a prescrivere la stessa medicina.

Tutte le istituzioni globali stanno confrontandosi con una seria crisi di legittimazione. Le nazioni Unite stanno promuovendo gli Obiettivi per lo Sviluppo del Millennio, ma i governi del Nord e del Sud del mondo sono incapaci di reperire le risorse finanziarie per combattere la povertà. Gli Obiettivi per lo Sviluppo del Millennio non saranno raggiunti entro il 2015. L’estrema povertà è povertà che uccide. Ridurla della metà, secondo gli Obiettivi per lo Sviluppo del Millennio, significa comunque che milioni di persone saranno lasciate morire.

Le politiche per la riduzione della povertà della Banca Mondiale vogliono solo conferire alla globalizzazione un viso umano. Ma quel viso ha un sorriso beffardo. Le politiche della Banca Mondiale smantellano la protezione sociale, privatizzano i servizi sociali e li rendono irraggiungibili ai poveri. I grandi dicono che i paesi poveri hanno bisogno di capacità di governo, ma essi rendono la democrazia un obiettivo irraggiungibile e prestano attenzione solo alla cosiddetta dimensione culturale delle istituzioni.

Le politiche dell’OMC costringono i paesi poveri ad aprire le loro frontiere alle merci e ai servizi dei paesi ricchi. Esse portano direttamente alla de-industrializzazione e alla disoccupazione. Nello stesso tempo, e a causa del loro debito estero, i paesi poveri sono costretti a produrre per l’esportazione e ad importare ciò che consumano. Questo assurdo circolo vizioso non è sostenibile e deve essere fermato.

Le recenti, parziali decisioni dei ministri delle finanze del G7 di cancellare il debito multilaterale di 18 paesi poveri sono, ancora una volta, subordinate all’obbligo di privatizzare e consentirà alle imprese dei paesi ricchi di generare profitti superiori all’importo del debito cancellato.

Altre politiche sono possibili e devono essere definite dai popoli dei paesi poveri e dei paesi ricchi. Tuttavia, alcune esigenze sono globali. Il debito estero di tutti i paesi impoveriti deve essere cancellato totalmente. Essi necessitano di maggiore autonomia politica per poter definire i loro programmi di sviluppo economico e sociale. Deve esserci spazio per i paesi del Sud di praticare politiche di sviluppo come i paesi ricchi. Devono essere adottate politiche del lavoro e di protezione sociale. I movimenti dei capitali devono essere controllati. Le tasse globali sono necessarie per una redistribuzione globale dei redditi.

L’agenda globale sulla povertà è molto fuorviante. Nei fatti le “riforme” neoliberiste sono poste al primo punto, mentre i capi dei paesi ricchi utilizzano opportunisticamente la tragica povertà di miliardi di persone, da parte dei capi dei paesi ricchi. Crediamo che la povertà debba essere sradicata. Questo significa che un altro sviluppo è necessario, che l’ineguaglianza deve essere combattuta e i diritti umani rispettati. Attac si impegna a lavorare per questi obiettivi, all’interno del movimento altermondialista . Perché un altro mondo è possibile. Un mondo di pace, solidarietà e giustizia.

[ENG]

Why poverty is not made history
Declaration of the European Attac(s), june 2005

The heads of state and government and ministers will be gathering first in Gleneagles, then in New York and finally Hong Kong. Once again, they are making promises are being made about the cancellation of debt, the eradication of poverty and increased about development aid. We have reasons to believe that we should remain sceptical.

Attac wants to make poverty history. But sharing this goal with others does not mean that we are on the same team. We do not believe you can fight poverty with neoliberal policies. We do not believe you can fight poverty without tackling inequality. And we certainly do not believe you can fight poverty by dismantling social policies.

The neoliberal policies – the ’Washington Consensus – that were introduced twenty years ago have patently failed. Growth is now lower than it was then, economic and social development is no longer on the agenda, trade policies deprive poor countries of their development potential, privatisation policies create more poverty. Inequality is growing. The neoliberal pill to reduce poverty cures nothing. Nevertheless, the leaders of the rich world prescribe the same pill over and over again.

All global institutions are faced with a serious crisis of legitimacy. The UN is now promoting its Millennium Development Goals, but Northern and Southern governments are unable to find the financial resources to fight poverty. The MDG’s will almost certainly not be met in 2015. Extreme poverty is poverty that kills. It is such poverty that MDGs aim at reducing by half, which means that millions of people would still be allowed to die.

The poverty reduction policies of the World Bank seek only to give globalisation a human face. But that face is locked in a sardonic sneer. World Bank policies dismantle social protection, they privatise social services and put them out of reach of poor people. The bank says poor countries need good governance, but makes democracy impossible and only looks at a so-called cultural dimension of institutional development.

WTO policies oblige poor countries to open their borders for goods and services of rich countries. They directly lead to deindustrialisation and unemployment. At the same time and because of their external debt, poor countries are obliged to produce for export and to import what they consume. This utterly absurd and vicious circle is not sustainable and urgently needs to be stopped.

The very limited scope of the G7 finance ministers ’decisions to cancel the multilateral debt of 18 poor countries is, once again, linked to an obligation to privatise. The profits thus supplied to companies of rich countries can thus amount to more than the amount of debt cancelled.

Other policies are possible and must be defined by the peoples of poor and rich countries. However, some demands are global. The external debt of all impoverished countries must be totally cancelled. Countries need more policy autonomy so that they can define their economic and social development programmes. There must be room for Southern countries to pursue the developmental policies similar to those used by the rich countries. Employment policies and social protection have to be introduced. Capital movements will have to be controlled. Global taxes are needed for a global redistribution of incomes.

The global poverty agenda is very misleading. In fact, neoliberal « reforms » come first, while the leaders of the rich world opportunistically use the tragic poverty of billions of people to promote that goal. In our view, poverty has to be eradicated. This means that another development is necessary, that inequality is tackled and that all human rights are respected.

Attac commits itself to fight for these goals, together with the alterglobalist movement. Because another world is possible. A world of peace, solidarity and justice.

[FRA]

Pourquoi la pauvreté n’appartient-elle pas au passé ?
Déclaration des Attac d’Europe, juillet 2005

Les chefs d’Etats et de gouvernements et leurs ministres vont se réunir d’abord à Gleneagles pendant le G8, puis à New-York à l’ONU, et enfin à Hong Kong pour la Conférence ministérielle de l’Organisation mondiale du commerce (OMC). Une fois encore, au cours de ces différents événements, ils vont faire des promesses concernant l’annulation de la dette, la suppression de la pauvreté et l’accroissement de l’aide au développement. Nous avons de sérieuses raisons de penser qu’il faut afficher notre plus grand scepticisme.

Attac veut faire de la pauvreté un phénomène du passé. Mais le partage de cet objectif avec d’autres ne signifie pas que nous sommes du même côté. Nous ne croyons pas qu’il est possible de combattre la pauvreté au moyen de politiques néolibérales et sans s’attaquer aux inégalités. Nous savons qu’on ne combat pas la pauvreté en procédant au démantèlement systématique des politiques sociales.

Les politiques néolibérales – intégrées au « Consensus de Washington » – qui furent lancées il y a une vingtaine d’années sont un échec notoire. La croissance est moins importante qu’alors, le développement social et économique n’est plus à l’ordre du jour. Les politiques commerciales privent les pays pauvres de leurs potentiels à se développer. Le remède néolibéral pour réduire la pauvreté n’apporte aucune guérison. Pourtant les dirigeants du monde riche ne font que reconduire les mêmes prescriptions.

Toutes les institutions mondiales doivent faire face à une grave crise de légitimité. Désormais l’ONU met en avant les Objectifs du millénaire pour le développement (OMD), mais les gouvernements des pays du Nord et du Sud sont incapables de dégager les ressources financières nécessaires pour combattre la pauvreté. Il est presque certain que les OMD ne seront pas atteints en 2015. L’extrême pauvreté est celle qui tue. C’est celle que les OMD veulent réduire de moitié, ce qui abandonnerait encore à la mort des millions de gens.

Les politiques de réduction de la pauvreté préconisées par la Banque mondiale ne cherchent qu’à donner un visage humain à la mondialisation néolibérale. Mais c’est un visage emprunt d’une grimace sardonique. Les politiques de la Banque mondiale détruisent la protection sociale et privatisent les services sociaux, les rendant ainsi inaccessibles aux plus démunis. La Banque mondiale affirme que les pays pauvres ont besoin d’être bien gouvernés, mais, dans le même temps, rend toute démocratie impossible en ne prenant en compte que l’aspect soi-disant culturel du développement institutionnel.

Les politiques de l’Organisation mondiale du commerce (OMC) obligent les pays pauvres à ouvrir leurs frontières aux marchandises et services en provenance des pays riches. Les conséquences directes de ces politiques sont la désindustrialisation et le chômage. Parallèlement, les pays pauvres se voient contraints de produire pour l’exportation et d’importer pour leur consommation propre. C’est un cercle vicieux totalement absurde et insoutenable auquel on doit mettre un coup d’arrêt immédiat.

La dimension très limitée des décisions que prennent les ministres de l’économie et des finances du G7 afin d’annuler la dette multilatérale de 18 pays pauvres reste conditionnée une fois de plus à l’obligation de privatisation. Les bénéfices ainsi fournis aux entreprises des pays riches peuvent se révéler supérieurs au montant de la dette annulée.

D’autres politiques sont possibles et doivent être définies par les peuples des pays riches et pauvres. Certaines exigences sont mondiales. La dette extérieure de tous les pays pauvres doit être intégralement annulée. Ces pays ont besoin d’une autonomie plus importante afin de déterminer leurs propres politiques de développement social et économique. Les pays du Sud doivent avoir leur propre espace pour poursuivre des politiques de développement garantissant l’accès à un certain bien-être semblable à celui des pays riches. Des politiques pour l’emploi et la protection sociale doivent être menées. Les mouvements des capitaux doivent être contrôlés et des taxes globales nécessairement introduites pour une redistribution globale des revenus et le financement de biens publics mondiaux indispensables, eux aussi, à la réduction des inégalités et à la protection de la planète.

Le traitement de la pauvreté dans le monde reste une question très ambiguë. Les dirigeants du monde riche se servent de la tragique pauvreté subie par des milliards d’habitants comme prétexte pour mettre en œuvre, partout, les « réformes » néolibérales.

De notre point de vue, l’éradication de la pauvreté constitue l’objectif primordial. Cela signifie qu’il faut une autre forme de développement et que l’on doit s’attaquer aux inégalités, que tous les droits de l’homme doivent être respectés. Le réseau des Attac s’engage à combattre pour ces objectifs aux côtés du mouvement altermondialiste. Parce qu’un autre monde est possible, un monde de paix, de solidarité et de justice.

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