Perché cancellare i crediti detenuti dalla Banca Centrale Europea sui paesi della zona euro?

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Foto: CADTM

di Éric Toussaint, CADTM*

*traduzione a cura di Stefano Risso (segue il testo in lingua originale)

Da quando la pandemia del Coronavirus ha iniziato ad avere impatto in Europa, i debiti pubblici nella zona euro sono aumentati in media di circa il 20%.

Il motivo è semplice: invece di tassare l’1% più ricco e le grandi imprese come  CADTM e altri avevano chiesto (vedi la petizione: https://www.cadtm.org/Pour-une-taxe-d-urgence-Covid-19 ), i governi hanno preferito ricorrere al debito. Ciò ha creato un nuovo debito illegittimo che si è  aggiunto a quelli precedenti.

Si sarebbe dovuto tassare l’1% più ricco e le grandi imprese. Le imprese GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft) hanno fatto enormi profitti nel periodo el leck-down, le imrese della Big Pharma come Pfizer, Moderna, AstraZeneca, Johnson & Johnson, Curevax, Merck, hanno fatto enormi profitti dalla pandemia vendendo vaccini e trattamenti a prezzi esorbitanti (vedi https://www. cadtm.org/Coronavirus-Common-Goods-Global-Against-Big-Pharma ), le grandi banche e i fondi d’investimento hanno anch’essi fatto enormi guadagni grazie ai sussidi statali, così come le grandi società specializzate nei combustibili fossili, come petrolio e gas.

Il rifiuto di imporre una tassa Covid ha provocato un forte aumento del debito. Il debito pubblico totale della zona euro ha raggiunto i 12.000 miliardi di euro. Tra l’inizio del 2020 e il luglio 2021, il debito è passato dall’86% del PIL della zona euro al 100%. Questa è la media. Alcuni paesi hanno un rapporto molto più alto. Il debito pubblico del Belgio e della Francia è quasi al 120% del PIL; quello della Spagna al 125%; quello del Portogallo al 140%; quello dell’Italia al 160%. Il debito pubblico della Grecia ha raggiunto il 210%, mentre nel momento peggiore della crisi del debito greco era del 180% e la Troika affermava che sarebbe sceso.

La BCE detiene una parte significativa del debito pubblico della zona euro. Nel momento in cui scriviamo, la BCE detiene più di 3.900 miliardi di euro di titoli di debiti sovran della zona euro, o più del 30% del debito totale, che, come abbiamo detto, ammonta a 12 trilioni di euro. Le cifre dettagliate per paese sono disponibili sul sito web della BCE. La BCE acquista i titoli sovrani dei paesi della zona euro attraverso due programmi: 1. il Pandemic emergency purchase programme  (PEPP) ( programma di acquisto di emergenza pandemica )e 2. il public sector purchase programme (PSPP) (programma di acquisto del settore pubblico).

Alcuni esempi: la BCE detiene circa 140 miliardi di euro del debito del Belgio, 730 miliardi di euro del debito della Francia, 360 miliardi di euro del debito della Spagna, 675 miliardi di euro del debito dell’Italia.

La BCE ha comprato i titoli in questione da banche private perché non presta direttamente agli Stati membri della zona euro.  Invece, gli stati rimborsano la BCE per i titoli che detiene.

Dal 2020, molti economisti e movimenti sociali chiedono la cancellazione dei debiti detenuti dalla BCE, si veda in particolare il manifesto firmato da più di 150 economisti europei pubblicata da vari giornali importanti nel febbraio 2021  https://www.cadtm.org/TRIBUNE-

La direzione della BCE e i governi europei hanno respinto questa proposta perché sono a favore dell’aumento del debito.

Tuttavia, la BCE può cancellare i crediti che detiene nei paesi della zona sul suo bilancio. Si tratta di un’operazione contabile che non pone alcuna difficoltà e una banca centrale non fallisce.

In un prossimo futuro, i governi e le autorità europee cambieranno il loro tono dei loro discorsi. Dopo aver detto che gli stati possono aumentare i loro debiti, diranno che devono ridurre le spese, tagliare gli investimenti statali, prendere nuove misure strutturali nel sistema pensionistico e nella sicurezza sociale.

Se ora cancellassimo il debito detenuto dalla BCE, ridurremmo il debito degli stati della zona euro di circa il 30% in un colpo solo. I rimborsi del debito sarebbero ridotti e i governi sarebbero in grado di aumentare la spesa per l’assistenza sanitaria, aumentare gli aiuti ai alle persone in difficoltà  e aumentare la spesa per affrontare la crisi ecologica e il cambiamento climatico.

Un ulteriore vantaggio della cancellazione dei debiti detenuti dalla BCE è che la BCE sarebbe privata di  uno strumento di ricatto nei confronto degli gli Stati per imporre loro la sua agenda neoliberale. Infatti, finché la BCE detiene crediti verso gli stati dell’eurozona, può in qualsiasi momento minacciare coloro che non sono docili alla doxa neoliberale di smettere di comprare i loro debiti o di rifiutarli come garanzia, il che aumenterebbe il costo dei loro nuovi prestiti. Questo è ciò che la BCE fece con la Grecia nel 2015, e ciò che iniziò a fare con il governo italiano nella primavera del 2019.

Togliere quest’arma di ricatto dalle mani dei dirigenti della BCE sarebbe una vittoria.

A coloro che dicono che se ci fosse una cancellazione, i mercati finanziari e i vari prestatori privati chiederebbero tassi d’interesse più alti per continuare a finanziare gli Stati, bisogna opporre che la loro affermazione non ha alla base alcun fondamento. Ogni stato che ha ottenuto una riduzione significativa del suo debito è stato in grado di accedere a prestiti più economici rispetto a prima della cancellazione. Infatti, di fronte a un paese il cui debito è stato significativamente ridotto, i creditori considerano che il paese è diventato più solvibile e sono inclini a dargli credito.

Naturalmente, la cancellazione del debito non è una panacea, altre misure sono assolutamente necessarie: l’imposizione di tasse molto più significative sull’1% più ricco ella popolazione e sulle grandi imprese; la lotta contro le grandi frodi fiscali con l‘adozione di pesanti sanzioni nei confronti degli evasori, ecc. Un aumento delle tasse sui ricchi deve essere combinato con una riduzione delle tasse e delle imposte che gravano sulla maggioranza della popolazione. L’imposta sul valore aggiunto sui beni e servizi di base, compresa l’energia, deve essere drasticamente ridotta. Sui beni di lusso le tasse possono essere aumentate.

Se la lotta per cancellare i debiti detenuti non ha successo, un governo popolare può decidere unilateralmente di sospendere i rimborsi del debito alla BCE, costringendola così a negoziare e fare delle aperture.

In ogni caso, è molto importante che i cittadini controllino, con un audit popolare, i debiti pubblici del proprio paese per determinare e dichiarare quale parte di esso è illegittima, illegale, odiosa e/o insostenibile in funzione del suo annullamento.

***

Testo in lingua originale

Pourquoi annuler les créances détenues par la Banque centrale européenne sur les pays de la zone euro ?

Éric Toussaint

Depuis que la pandémie du coronavirus a commencé à avoir un impact en Europe, les dettes publiques dans la zone euro ont augmenté en moyenne de près de 20%.

La raison en est simple : au lieu de taxer le 1 % le plus riche et les grandes entreprises comme le CADTM et d’autres le demandaient (voir la pétition : https://www.cadtm.org/Pour- ), les gouvernements ont préféré recourir à l’endettement. Cela a créé une nouvelle dette illégitime qui s’ajoutent aux anciennes.

Il aurait fallu taxer le 1 % le plus riche et les grandes entreprises. Les entreprises du GAFAM (Google, Amazone, Facebook, Apple, Microsoft) ont tiré d’énormes profits grâce au confinement, les entreprises du Big Pharma comme Pfizer, Moderna, AstraZeneca, Johnson & Johnson, Curevax, Merck, ont réalisé des gains faramineux grâce à la pandémie en vendant des vaccins et des traitements à des prix exorbitants (voir https://www.cadtm.org/ ), les grandes banques et les fonds d’investissements ont également fait de grands bénéfices grâce aux aides des États tout comme les grandes entreprises spécialisées dans les combustibles fossiles comme le pétrole et le gaz.

Le refus d’imposer une taxe Covid a produit une forte augmentation de la dette. La dette publique totale de la zone euro atteint 12 000 milliards d’euro. Entre début 2020 et juillet 2021, la dette est passée de 86 % du Produit intérieur brut de la zone euro à 100 %. C’est une moyenne. Une série de pays ont un ratio beaucoup plus élevé. La dette publique de la Belgique et de la France atteint presque 120 % du PIB ; celle de l’Espagne atteint 125 % ; celle du Portugal, 140 % ; celle de l’Italie atteint 160 %. Quant à la dette publique de la Grèce elle atteint 210 % alors qu’au pire de la crise de la dette grecque elle atteignait 180 % et que la Troïka affirmait qu’elle allait baisser.

La BCE détient une partie importante de la dette publique de la zone euro. Au moment où ces lignes sont écrites, la BCE possède pour plus de 3 900 milliards € de titres souverains de la zone euro, soit plus de 30 % de la dette totale qui atteint comme nous l’avons dit 12 000 milliards €. Le détail des chiffres par pays est accessible sur le site de la BCE. La BCE achète les titres souverains des pays de la zone euro au travers de deux programmes : 1. le Pandemic emergency purchase programme  (PEPP) qu’on peut traduire par le programme « Pandémie » d’achats d’urgence et 2. le public sector purchase programme (PSPP) qu’on peut traduire par le programme d’achat du secteur public.

Quelques exemples : la BCE détient environ 140 milliards € de la dette de la Belgique, 730 milliards € de la dette de la France, 360 milliards de la dette de l’Espagne, 675 milliards de la dette de l’Italie.

La BCE a acheté aux banques privées les titres en question car elle prête pas directement aux États membres de la zone euro.  Par contre, les États remboursent à la BCE les titres qu’elle détient.

Depuis l’année 2020 de nombreux économistes et de multiples mouvements sociaux demandent l’annulation des dettes détenues par la BCE, voir notamment la tribune signée par plus de 150 économistes d’Europe publiée par différents grands quotidiens en février 2021 https://www.cadtm.org/TRIBUNE-

La direction de la BCE et les gouvernements européens ont rejeté cette proposition car ils sont favorables à l’augmentation de la dette.

Pourtant la BCE peut annuler dans son bilan les créances qu’elle détient sur les pays de la zone. Il s’agit de réaliser un jeu d’écriture, réaliser une opération comptable qui ne pose aucune difficulté et une banque centrale ne tombe pas en faillite.

Dans un avenir rapproché, les gouvernements et les autorités européennes vont changer de discours. Après avoir affirmé que les États pouvaient augmenter leurs dettes, ils vont dire qu’il faut réduire les dépenses, réduire les investissements de l’État, prendre de nouvelles mesures structurelles dans le régime des retraites et la sécurité sociale.

Si on annulait maintenant la dette détenue par la BCE, on réduirait d’un coup la dette des États de la zone euro d’environ 30 %. Le remboursement de la dette deviendrait moins volumineux et les pouvoirs publics pourraient augmenter les dépenses de santé, accroître les aides aux personnes qui en ont le plus besoin, augmenter les dépenses orientées vers le combat contre la crise écologique et le changement climatique.

Un avantage supplémentaire de l’annulation des dettes détenues par la BCE consiste dans le fait que celle-ci perdrait un instrument de chantage sur les États pour imposer son agenda néolibéral. En effet, tant que la BCE garde des créances sur les États de la zone euro, elle peut à tout moment menacer ceux qui ne sont pas dociles par rapport à la doxa néo libérale de ne plus acheter leurs dettes ou de les refuser comme garantie, ce qui renchérirait le coût de leurs nouveaux emprunts. C’est ce que la BCE a fait avec la Grèce en 2015, c’est ce qu’elle avait commencé à faire avec le gouvernement italien au printemps 2019.

Retirer ce moyen de chantage des mains des dirigeants de la BCE constituerait une victoire.

A ceux et celles qui disent que s’il y avait une annulation, les marchés financiers et les différents prêteurs privés exigeraient des taux d’intérêt plus élevés pour continuer à financer les États, il faut répondre que leur affirmation ne repose sur aucun fondement. Chaque État qui a obtenu une réduction significative de sa dette a pu avoir accès à des prêts moins onéreux qu’avant l’annulation. En effet les prêteurs face à un pays dont la dette a fortement baissé estiment que celui-ci est devenu plus solvable et sont enclins à lui faire crédit.

Bien sûr une annulation de dette ne constitue pas une panacée, d’autres mesures sont tout à fait nécessaires : le prélèvement d’impôts beaucoup plus importants sur le 1 % le plus riche et sur les grandes entreprises ; la lutte contre la grande fraude fiscale avec le prélèvement d’amendes importantes sur les fraudeurs,… Une augmentation d’impôt sur les riches doit être combinée à une réduction des impôts et des taxes qui pèsent sur la majorité de la population. Il faut réduire radicalement la taxe sur la valeur ajoutée prélevée sur les produits et les services de base, notamment sur l’énergie. Les taxes sur les produits de luxe peuvent être augmentées.

Si la lutte pour annuler les dettes détenues n’aboutit pas à une victoire, un gouvernement populaire peut décider unilatéralement de suspendre le remboursement de la dette à la BCE ce qui forcera celle-ci à négocier et à faire des concessions.

Dans tous les cas, il est très important que les citoyens et citoyennes auditent les dettes publiques de leur pays afin d’en déterminer la partie illégitime, illégale, odieuse ou/et insoutenable en vue de son annulation.

 

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