Lotte dei migranti e auto-organizzazione: la “International Conference of Refugees and Migrants”. 26-28 febbraio 2016

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di Giulia Borri

Dopo il successo della Conferenza nazionale migranti e rifugiate/i dell’agosto del 2015 a Hannover, è stata organizzata una nuova Conferenza internazionale, tenutasi dal 26 al 28 febbraio ad Amburgo all’ “International Centre for Fine Arts – Kampnagel”. Le informazioni sulla conferenza sono circolate sia tra i movimenti sociali e i supporter, sia su giornali tedeschi di sinistra quali “Analyse und Kritik” e “Taz”. Si è trattato di un evento di particolare risonanza e al quale hanno partecipato più di 1200 persone che si sono confrontate sul tema cardine dei tre giorni: l’auto-organizzazione delle lotte di persone rifugiate e migranti in Europa. 

Per comprendere meglio la rilevanza di questo evento è importante inserire la conferenza nel contesto politico europeo. In questo breve articolo farò quindi riferimento ad alcune questioni centrali dell’attuale politica europea in tema di diritto d’asilo, senza voler però dare un quadro esaustivo della situazione e della sua complessità.

Nel quadro politico attuale dell’UE purtroppo manca ancora una prospettiva “europea”, che superi i confini dello Stato nazione e guardi ai processi migratori nel contesto dei rapporti di forza post-coloniali e globali. Questo è visibile ad esempio nelle attuali politiche dell’UE in materia di migrazioni e diritto d’asilo, stipulate per mezzo di accordi che contraddicono la Convenzione di Ginevra, base del diritto d’asilo in Europa, come ad esempio il recentissimo Accordo EU-Turchia. Tale accordo, come il Regolamento di Dublino, limita considerevolmente, se non impedisce, la libertà di movimento delle persone che richiedono asilo. Queste persone, cittadine di altri paesi, vengono costrette a stare nei paesi cosiddetti “di transito” come la Turchia, definita paese sicuro, e viene loro impedito di scegliere liberamente il paese dove fare domanda di asilo.

Se consideriamo le varie realtà nazionali, inoltre, gli eventi accaduti alla frontiera tra Grecia e Macedonia, il rifiuto di Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca di accogliere rifugiate/i, e le recenti misure restrittive prese in materia di accoglienza e diritto d’asilo da Gran Bretagna e Danimarca, dimostrano che gli interessi nazionali continuano a prevalere sui diritti dei cittadini che tentano di arrivare in Europa per fare richiesta d’asilo. A titolo di esempio sono rilevanti le recenti riforme dei sistemi d’asilo in Francia (2015) e Germania (2016), che prevedono misure restrittive sia in merito ai diritti a cui i/le richiedenti asilo hanno accesso, sia riguardo ai tempi previsti per la procedura d’asilo che vengono ridotti e si traducono in un numero maggiore di dinieghi e deportazioni [1]. Infine è importante menzionare la creazione dei c.d. “hotspots” per la gestione dei flussi migratori eccezionali, che nella prassi violano il diritto individuale di fare richiesta d’asilo perché operano una distinzione sommaria, spesso sulla base della nazionalità, tra chi può e chi non può presentare tale domanda.

In altre parole, insieme all’inasprimento della limitazione della libertà di movimento, stiamo assistendo a un progressivo e sistematico svuotamento del diritto d’asilo in Europa. A livello locale poi, anche in Germania l’accoglienza basata su un discorso umanitario ed emergenziale sta portando a un progressivo spostamento delle misure di supporto dal livello istituzionale a quello privato, delegando de facto l’accoglienza a comitati cittadini e gruppi di solidarietà attiva, e aprendo domande sul ruolo e sulla responsabilità delle istituzioni [2].

È in risposta a questo contesto che va interpretata la Conferenza internazionale dei migranti e rifugiate/i, e la sua importanza sta nell’essere uno spazio creato dal basso, da una rete transnazionale di mutuo supporto che si incontra e si confronta. Un’alternativa creata da rifugiati/e per rifugiati/e, in cooperazione con diversi gruppi di supporters e comitati di solidarietà attiva. Non a caso, dunque, la Conferenza ha avuto due temi centrali:1) l’autorganizzazione come strumento fondamentale per costituirsi come soggetti politici riconosciuti e 2) la libertà di movimento.
L’autorganizzazione, seppure assuma forme diverse, è il metodo condiviso dai diversi gruppi/coordinamenti/movimenti presenti alla Conferenza per la formazione di soggettività politica e per rivendicare lo spazio e i diritti in diverse città Europee: tra i gruppi che partecipano, sia Lampedusa in Hamburg sia la Coalition internationale des Sans Papiers et Migrant(e)s hanno sottolineato l’importanza dell’autorganizzazione, invitando le persone presenti a fare rete. La necessità di autorganizzarsi va però di pari passo con la rivendicazione della libertà di movimento delle persone verso l’Europa e al suo interno. Tale rivendicazione è alla base di numerose proteste di rifugiate/i in Germania, sia per motivi interni (la richiesta dell’abolizione della cosiddetta “Residenzpflicht[3]) sia per chiedere l’abolizione del “sistema Dublino”. In particolare, alla luce della politica repressiva e della militarizzazione del controllo delle frontiere che l’Unione Europea sta portando avanti nei Balcani, le proteste per la libertà di movimento delle persone sono state un punto centrale dal quale i partecipanti alla conferenza hanno radicalmente criticato la politica dell’UE, riportando le esperienze delle proteste di Calais e Ventimiglia, la recente chiusura della frontiera al Brennero, e l’esperienza delle/i migranti che affrontano la brutalità della polizia di frontiera nella c.d. “jungle” tra il territorio del Marocco e quello di Ceuta e Melilla. La libertà di movimento all’interno dell’area Schengen è stata un tema portante della conferenza: non a caso è iniziata con l’intervento di alcuni rappresentanti e supporter del gruppo “Lampedusa in Hamburg”, composto da titolari di protezione internazionale (prevalentemente umanitaria e sussidiaria) che dalla fine del 2012, dopo la chiusura dell’“Emergenza Nord Africa”, si sono spostati all’interno dell’area Schengen e da allora lottano per il diritto alla libertà di movimento e per poter restare e lavorare in Germania.

L’importanza di questa conferenza è tanto materiale quanto simbolica, perché si sono incontrate una molteplicità ed eterogeneità di voci di soggetti politici che si stanno organizzando dal basso e che rivendicano la propria presenza e i propri diritti in Europa. Alla luce dell’attuale contesto politico e della chiusura e militarizzazione delle frontiere attuata dai governi dell’Unione Europea, e dell’emergere di retoriche e movimenti nazionalisti, questa conferenza è stata importante in quanto parte di un processo di formazione di una consapevolezza politica dal basso. Uno spazio in cui auto organizzarsi per fare fronte alla frammentarietà e alle contraddizioni dei sistemi di accoglienza in Europa.

Per ulteriori informazioni: International Refugee Conference , Lampedusa in Hamburg , CISPM – Coalition Internationale des Sans-Papiers et migrant(e)s.

[1] Ad esempio nel caso riportato dal NY Times.

[2] Ad esempio, a Berlino alcuni gruppi di solidarietà a rifugiate/i e migranti hanno redatto una lettera aperta alle istituzioni locali e l’hanno pubblicata sul sito di un’associazione che offre supporto a migranti e rifugiati/e; in questo link http://www.kub-berlin.org/ è possibile leggere la lettera (il testo è in lingua tedesca).

[3] ‘Obbligo di residenza’, che limita la mobilità dei rifugiati/e vincolandoli/e a restare nell’area amministrativa di competenza della loro domanda d’asilo.

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Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 24 di Maggio-Giugno 2016 Il Grande Esodo