L’acqua non è una merce

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di Attac Vittorio Veneto

L’Uomo, consapevole di tutto ciò, si dovrebbe prodigare per gestire la risorsa acqua in modo tale da garantirne un facile e sicuro accesso a tutti gli esseri viventi.

Per questo motivo dovrebbe impegnarsi a creare un sistema di gestione che garantisca il rispetto di questo diritto.

Ogni forma di gestione che negasse tale diritto (come accade quando l’acqua diventa merce e un soggetto non è in grado di acquistarla) implicitamente insinuerebbe la possibilità che non tutti possano godere del diritto alla vita!

La globalizzazione è giunta da tempo dalle nostre parti.

Forse è come una frana, che staccandosi dalla montagna, scende nella nostra valle e lentamente distrugge tutto ciò che incontra lungo il suo percorso.

Infatti, le forti piogge e tempeste causate dalle potenti lobby multinazionali, insieme alla perversa mano della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), hanno imbevuto le nostre istituzioni in modo tale da spingerle verso una inesorabile voglia di liberalizzazione dei servizi pubblici.

Un affare da molti Milioni di Euro, un business appetibile dai grossi gruppi industriali e finanziari.

La gestione delle risorse idriche, purtroppo, è divenuta un’appetitosa preda per le mai sazie fauci delle multinazionali, pronte a sfruttare il vento ultra liberista che da più di un decennio sta soffiando nel nostro paese.

Oggi, l’idea che il privato sia in grado di garantire un servizio più efficiente del pubblico è stata fatta propria dalla quasi totalità delle forze politiche. Invece di riformare e migliorare i servizi pubblici si è puntato al loro progressivo smantellamento.

Non è un caso che l’art.35 della finanziaria 2002, che prevede l’obbligo di privatizzare i servizi pubblici locali (i cosiddetti servizi pubblici a rilevanza imprenditoriale), tragga origine dalla Legge n.36 del 1994 (Legge Galli), che già allora prevedeva l’esternalizzazione di questi servizi.

Nel frattempo nel nostro paese si sono succeduti governi tecnici, di centro-destra e di centro-sinistra senza portare ad un sostanziale cambiamento di rotta in materia.

In Toscana e più precisamente ad Arezzo, la Suez-Lyonnaise des Eaux (multinazionale francese) gestisce il servizio idrico da circa due anni. Gli effetti non si sono fatti attendere: carenza d’interventi di manutenzione e triplicazione delle tariffe.

Questi i fatti, queste le fondate preoccupazioni:

- come potranno società private attuare politiche a garanzia delle fasce di popolazione più deboli?

- chi garantirà gli interventi volti al risparmio della risorsa e al recupero del degrado ambientale (anche a tutela delle generazioni future) se il diritto societario si fonda sulla massimizzazione dei profitti?

- i Comuni detentori di quote societarie (e possibili nuovi giocatori di borsa) a cosa daranno priorità: ai diritti dei cittadini o ai proventi finanziari?

Nei mercati finanziari si può guadagnare ma anche perdere, chi sarà in questo caso a pagare?

- chi garantirà il cittadino se il privato fallirà?

A livello locale il primo passaggio verso la privatizzazione è vicino (primo semestre 2003).

La cosa agghiacciante è che i politici locali, siano essi del centro-destra o del centro-sinistra, vedono questo momento storico (ammesso che lo vedano) come qualcosa di scontato.

La superficialità, l’ignoranza e il disinteresse per un bene così importante come l?acqua, fanno dei politici locali dei miopi irresponsabili.

- ci opponiamo alla mercificazione dell’acqua e dei servizi ad essa collegati. L’idea che ci possa essere chi trae profitto dalla commercializzazione di un bene essenziale per l’esistenza di ogni forma di vita sul nostro pianeta, è aberrante!

- vogliamo una gestione pubblica delle risorse idriche chiara e trasparente (come l?acqua), con la partecipazione dei cittadini, dei comitati spontanei e delle associazioni.

I nostri obiettivi:

- rafforzare il rapporto culturale tra l?uomo e l?acqua, attraverso azioni ed iniziative pubbliche.

- attaccare l?art.35 della finanziaria 2002, creando forti pressioni nei Consigli Comunali attraverso: petizioni, presidi e presentazioni di ordini del giorno.

- imporre ai Comuni di mantenere i principi di sussidiarietà e di solidarietà, in particolare, le convenzioni e gli aiuti economici alle classi più deboli.

Questo appello è rivolto ai cittadini, alle associazioni, ai comitati di quartiere, ai gruppi antagonisti che vogliono battersi contro il neoliberismo, per la costituzione di una rete auto-organizzata a difesa del diritto di accesso all’ acqua.

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