La lotta di classe dei miliardari poveri

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di Pino Cosentino, Attac Genova

 Antefatto.

Lotta di classe? Roba d’altri tempi. Sono in molti a crederlo. Il collasso  del principale movimento popolare che nel Novecento ha rappresentato un’alternativa concreta al capitalismo ha travolto ogni resistenza all’affermazione dell’ideologia neoliberale. Il capitalismo ha conseguito una doppia vittoria: ha spazzato via ogni alternativa reale, ma soprattutto ha dimostrato l’inconsistenza di un’ideologia che ha dichiarato apertamente il proprio fallimento, costretta dalla forza dei fatti. La celebre espressione del massimo esponente del movimento comunista mondiale, Vladimir Ilic Ulianov, per tutti Lenin, “i fatti hanno la testa dura”, si è ritorta contro di lui.  Oggi questo grande leader, ritenuto all’epoca un gigante che aveva aperto la strada a una nuova era della storia umana, è ridimensionato nel migliore dei casi a generoso utopista,, nel peggiore a resposabile di una deviazione criminale dal corso maturale della storia umana.

Eppure…l’idea della lotta di classe non è morta. Vive ancora in qualche frangia operaia attardata, come i famosi giapponesi dimenticati nella remota isoletta del Pacifico? Ma no, ormai gli operai (affastellando stereotipo su stereotipo) sono conquistati dalle versioni low cost dello stile di vita che l’immaginario popolare attribuisce ai magnati dell’economia, alle stelle dello spettacolo e alle sopravvissute famiglie reali.

Le disuguaglianze da tragico problema a moda.

Sono invece loro, i trionfatori della lotta di classe vera, quando la minaccia sembrava reale, concreta, incombente, a riesumare lo spettro di marxiana memoria, a dimostrazione di quanto siano pervasive le mode. Oggi la moda è la “lotta alle disuguaglianze”, che è infatti lotta di classe, se non fosse usata come cortina fumogena per trasformarla in una specie di selezione darwiniana, o più prosaicamente in una baruffa di cortile,  da fronteggiare, per spirito filantropico, con provvedimenti assistenziali tesi a premiare il “merito” promuovendo l’uguaglianza delle condizionoi di partenza.

Qualche giorno fa è uscita una delle pubblicazioni che le maggiori società di gestione dei patrimoni fanno a gara a sfornare, ovviamente a fini autopromozionali, ma generalmente abbastanza attendibili. Alcune di queste, come ad esempio i report annuali del Credit Suisse e di Allianz, documentano e studiano le tendenze dell’economia, la distribuzione del reddito e della ricchezza di tutta la popolazione del mondo e dei singoli paesi. Altre invece, come Capgemini, Knight Frank, Boston Consulting Group, Wealth-X, studiano e rappresentano i ricchi, il target del loro business. Coloro che hanno un patrimonio netto investibile di almeno un milione di dollari USA. Wealth-X produce studi sui ricchi separatamente per ognuna delle tre principali suddivisioni: VHNWI (da 5 a 30 milioni di dollari), UHNWI (sopra i 30 milioni), e infine i billionaires, i miliardari, coloro che dispongono di almeno un miliardo di dollari. La consistenza numerica di ciascuna “classe” varia da un centro di ricerca all’altro, ma grosso modo si mantiene una certa proporzionalità tra le diverse fonti. I miliardari in dollari  secondo Forbes, la fonte più accreditata per questa categoria di ricchi, che sono tutti elencati, uno per uno, sono oggi 2095, in forte diminuzione rispetto all’anno scorso, per colpa della pandemia.  Comunque tutti concordano su un dato tra i due e i tremila. Secondo Wealth-X sarebbero (ma l’anno scorso, 2019), 2.825 in tutto, di cui 53 italiani (Forbes: 36).

Ed è proprio Wealth-X a deplorare le forti disuguaglianze tra miliardari: “Anche tra i miliardari la distribuzione della ricchezza netta è altamente disuguale. Oltre metà del popolo miliardario, nel 2019 raccolto nel settore  più basso della ricchezza, quello da 1-2 miliardi, deteneva solo il 20% della ricchezza netta complessiva, Quelli con più di 10 miliardi, 153 individui  pari al 5,3% della classe dei miliardari [si noti l’uso del termine classe], insieme controllava il 35% della ricchezza netta dei miliardari”, ossia 3.300 miliardi”. Lo scrivente fa notare che quella cifra corrisponde giusto giusto al valore di mercato dell’economia tedesca, la quarta al mondo. Ormai l’indignazione è al colmo, non lo ferma più nessuno. “E un terzo di questo totale era detenuto da sole 15 persone ognuna con una fortuna di oltre 50 miliardi”. Per rendere più chiara la lamentevole situazione, sotto vengono esibite tre piramidi che illustrano la scandalosa ripartizione dei miliardi tra i 2.825, oltre metà dei quali relegati negli umilianti piani bassi riservati alla… e qui non saprei se quei poveretti meritano l’appellativo di proletariato, oppure di sottoproletariato, o se non sia meglio non compromettersi e riferirsi a loro genericamente come “plebe”,  plebe miliardaria.

Per simpatia con questa accorata denuncia, ho preparato una tabella ricavata dal Bloomberg Billionaires Index, che elenca i 500 più ricchi del mondo. Il più povero non possiede un miliardo, bensì 4 miliardi e poco più. Ma il confronto con la denuncia di Wealth-X regge. la distribuzione della ricchezza nella successione dei diversi scaglioni ripete più o meno quella della popolazione generale.

I decili comprendono 50 persone ciascuno, i centili, ovviamente 5.


Nel seguito vengono forniti molti dati interessanti sui miliardari.

Apprendiamo che gli USA ne hanno ben 788, con una ricchezza totale di 3.451 miliardi; seconda la Cina, con 342 miliardari, per una ricchezza totale di 1.151 miliardi. La Russia è solo quarta, dopo la Germania, con 114 miliardari e una ricchezza di 390 miliardi. Ma pù interessanti sono due altre informazioni, frutto di approfondite e rigorose ricerche, presumo. La prima: i miliardari coltivano come prima e prevalente passione e interesse, con il 50,9% delle preferenze, la filantropia. La seconda (ma non per importanza): i miliardari sono stati divisi in2 categorie, quelli che si sono impegnati personalmente nel contrasto al Covid-19; quelli che hanno donato almeno un milione di dollari. Sia gli uni sia gli altri si sono fatti da sé in larghissima maggioranza (71,3 prima categoria, 61,3 seconda categoria). Solo pochi hanno ricevuto la loro fortuna per eredità, rispettivamente il 11,4% e l’8% .

 

Prima era uno scherzo, questa è vera lotta di classe.

 

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