La Brexit rilancia l’Unione Europea

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di Pino Cosentino

 

L’uscita del Regno Unito dall’unione Europea, contrariamente a quanto generalmente si pensi e scriva, può rilanciare il progetto europeo, altrimenti giunto al capolinea.

La creazione di un comune sentire europeo è stato impedito finora da molti fattori, che possono essere ricondotti a due tipologie tra loro interconnesse: quelle di tipo identitario, quelle geopolitiche.

L’Unione Europea dev’essere una semplificazione all’interno dell’entità geopolitica definibile “Occidente”, che comprende, oltre al capobranco USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda?

Oppure dev’essere un soggetto completamente nuovo, portatore di interessi propri e di un proprio modello sociale, politico, culturale?

Gli interessi nazionali (delle 27 nazioni oggi membri della UE), materiali e culturali, possono essere conciliati, nel tempo, se si risolve il dilemma geopolitico, in un senso o nell’altro. Esso finora è rimasto in sospeso, privando la costruzione europea, nel frattempo andata molto avanti sul piano giuridico, di senso politico, ossia proprio degli specifici contenuti che trasformano un’aggregazione di individui e gruppi in una nazione.

A ben vedere, il dilemma è sempre stato più apparente che reale. In Europa, a parte il Regno Unito, vi sono almeno 2 nazioni che si concepiscono come attori mondiali, avendone tutti i titoli per tradizioni, cultura, forza economica. Francia e Germania non sono disponibili ad essere elementi subalterni all’interno dell’impero americano. Il cui nocciolo è costituito, non a caso, da nazioni anglofone.

Poiché la classe dirigente in tutto l’Occidente è formata da banchieri, manager e professori di economia, si è affermata come senso comune l’idea che esista una cosa chiamata “economia”.

Essa consterebbe di tre parti, il mercato, la tecnologia, l’impresa, dove la terza sarebbe le prime due fattesi carne e sangue e scesa tra gli uomini per la loro redenzione. Il mercato (per definizione, concorrenziale), infatti, trasforma (attenzione! Non è magia, è scienza!) tramite l’impresa, le azioni ispirate ai più miserabili impulsi egoistici in meraviglioso benessere per la società intera. L’economia trascende la società, è una struttura governata da proprie leggi ed è indifferente ai diversi contesti sociali, i quali farebbero opera meritoria togliendosi di mezzo, perché la felicità sta nella massima aderenza al modello unico fornito dall’economia così concepita.

C’è un centro terreno del culto del mercato uno e trino? Sì, sono gli Stati Unii d’America, che grazie alla verità/potenza della loro credenza hanno vinto la guerra fredda e diffuso in tutto il mondo la vera religione. Anzi no. Vi sono alcuni soggetti geopolitici che, pur avendo adottato il mercato, la tecnologia e l’impresa come mezzi per uscire dalla povertà e affermarsi come grandi potenze, non accettano di consegnare alle “mani visibili” che agiscono nei mercati anche la direzione politica dei rispettivi stati. Il più importante è oggi la Cina, destinata a diventare a breve la principale antagonista degli USA: La posta in palio è il dominio del mondo.

Il rischio è che la Cina sia l’unica antagonista degli USA, sicché dovremmo scegliere tra la padella e la brace.

La mission dell’Unione Europea dovrebbe essere l’elaborazione e l’applicazione di un modello sociale che metta le briglie alla potenza del denaro e ripristini il primato della politica, intesa però, a differenza della Cina, come democrazia popolare, ossia fondata sulla partecipazione popolare ai processi decisionali, in un contesto di pluralismo, divisione dei poteri, organi legislativi ed esecutivi eletti a suffragio universale diretto.

Tutto questo non è impensabile in un’Unione a guida franco-tedesca, ma sarebbe impensabile in un’Unione comprendente una grande potenza mondiale, il Regno Unito, organicamente parte dell’anglosfera a guida USA. Resta purtroppo i gruppo di Visegrad, ma si tratta di impedimento assai più superabile.

A questo punto lo scoglio più difficile resta la NATO, uno dei maggiori strumenti della proiezione della potenza USA nel mondo.

E’ poi spesso sottovalutata l’importanza della lingua, come base e fondamento della struttura cognitiva ed affettiva della personalità. Anche qui paradossalmente, Brexit rinforza la posizione dell’inglese come lingua comune dell’Unione. Proprio perché non è la lingua di nessun suo membro. Gli europei del futuro dovrebbero essere allevati bilingui, fin dalla più tenera infanzia. L’esperienza delle famiglie bilingui o anche trilingui dimostra che è possibile avere due o anche tre lingue madri.

La pacifica uscita del Regno Unito dall’Unione, per quanto travagliata, dimostra che essa non è un impero, ma un’organizzazione dove vige il principio di legalità. Un altro punto a suo favore.

La Brexit è stata una manna per riportare a galla, nel mondo delle possibilità, il progetto di un’Unione di popoli, scelta liberamente e governata con una democrazia di tipo nuovo, che permetta di pensare a una transizione graduale verso il superamento del capitalismo.

 

 

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