In questo numero – Il Grande Esodo

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In questo numero

 di Vittorio Lovera

Al mio grande idolo Johan Cruijff profeta del goal,
nel mondo del calcio coerente “rivoluzionario totale”.
E al delicato poeta e musicista GianMaria Testa

Periodo di fuoco e di grande impegno per coloro che con determinazione cercano di invertire la rotta rispetto alle miopi scelte politiche che, un tassello dopo l’altro, stanno presentando il conto sia alla collettività mondiale che al nostro Pianeta.

I disastri delle politiche di neo-liberismo sfrenato si presentano, in tutta la loro eccezionale gravità, in campo sociale, ambientale ed economico.
Una classe politica nazionale, europea, mondiale, sempre più obbediente ai condizionamenti degli interessi economici-finanziari, definisce “riforme” gli adattamenti e le toppe (sempre peggiori del buco) richiesti per consentire agli “avvoltoi”, ovvero le solite e note lobbies economico-finanziarie, un’ulteriore estrazione di ricchezze. Tutto quello che si frappone a queste volontà, è o “gufo ” o da “rottamare “. La storia ci insegna che le richieste di “consenso a priori “ e il bisogno di non disturbare mai i manovratori, apre spesso la strada – passin passetto – a derive anti-democratiche.

Aspetti che ovviamente inquietano chi ha a cuore il senso reale di parole quali democrazia e diritti che assumono un senso ancora più pregnante nell’anniversario del 25 Aprile, della Liberazione da tutti i fascismi.

Ben 16 milioni di italiani, nonostante il clima da “disinformatia” sovietica e la pessima prova delle massime cariche dello Stato, hanno dimostrato di avere a cuore la partecipazione diretta, la democrazia, l’ambiente.

E’ stata una sconfitta, certo, ma se anche avessimo vinto? Come la volontà popolare sia tenuta in conto, è ben rappresentato dal vincente referendum sull’Acqua Pubblica del 2011, disatteso da cinque anni e ora “stravolto” dal blitz parlamentare del Partito Democratico, paladino delle privatizzazioni ancor più di Milton Friedman, il turbo-liberista. PD che, ancora una volta, dimostra la sua particolare interpretazione del concetto di democrazia: nel 2011, a urne appena chiuse e appena decretata la grande vittoria del “popolo dell’acqua”, Pierluigi Bersani, allora segretario del PD, disse che quel voto “andava interpretato”, proprio come ora fa la nuova maggioranza renziana.

Invece di attuare, quali semplici rappresentanti dei cittadini, la volontà popolare – limpida, trasparente, documentata – la “politica”, di qualunque colore corrente e frazione, si arroga il diritto di “interpretarla”, per piegarla ed adeguarla alle richieste delle proprie lobbies di riferimento. Le regole difendono i deboli e per questo sono invise ai prepotenti, che le “interpretano” per piegarle ai loro strumentali obiettivi.

Sembra di essere proiettati all’interno del “Mistero Buffo” di Dario Fo, del bellissimo Grammelot di Scapino, o di orecchiare Enzo Jannacci e la sua geniale “Ho visto un Re”: … “E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam…”. Pazzesco.

Contro la “disinformatia” di “regime” servono autoformazione e presidi costanti nei territori. Troppi cittadini non sono correttamente informati su temi sui quali saranno chiamati ad esprimere un parere: occorre tornare nelle piazze e divulgare le nostre ragioni. Torniamo immediatamente in campo.

Per stoppare il TTIP : TUTTI IN PIAZZA A ROMA SABATO 7 MAGGIO. PIAZZA DELLA REPUBBLICA ORE 14.30.

Successivamente, per informare correttamente sui prossimi referendum sociali e su quello costituzionale, occorre rimettere in campo la grande mobilitazione di banchetti informativi che generò la grande vittoria del Referendum per l’Acqua Pubblica.

Riprendiamoci le piazze, riprendiamoci i Comuni.

In questo numero il Granello affronta un’altra questione dove la “disinformatia” impera. In questo caso è un altro tipo di disinformatia, ancora più tossica e pericolosa: non quella di occultare le informazioni veritiere, ma quella di “bombardare” le persone con una narrazione tesa a generare la “paura dell’altro”, del diverso e il tutto su scala globale.

Il Grande Esodo è il genocidio del XXI secolo. Assistendo alle condizioni disumane di centinaia di migliaia di persone, le parole “vergogna” e “sdegno” sono reazioni retoriche. Le cause dell’esodo hanno radici profonde e responsabilità precise.

E’ pazzesco pensare di cavarsela con escamotages nominalistici: “profughi”, “rifugiati” o semplici “ migranti economici”. Ancora più incredibile che si pensi di fermare un esodo inarrestabile costruendo steccati e muri.

Chi su questi temi soffia su populismo e nazionalismi è assimilabile alle nefaste e terrificanti camicie brune, del cui odio razziale solo 80 anni fa (storicamente meno di un nanosecondo) abbiamo verificato le scellerate conseguenze.

Per dirla con la profonda semplicità di Bauman: “ Siamo ostaggi del nostro benessere, per questo i migranti ci fanno paura, … la modernità produce immigrazione: il progresso economico riduce la forza lavoro e produce persone “inutili”. Che andranno sempre dove ci sono prospettive di pane e di acqua potabile”.

Abbiamo scelto quattro aree tematiche sulle quali chiedere contributi agli esperti in materia e comprendere come il Grande Esodo sia una delle conseguenze più evidenti delle politiche capitalistiche, della sottrazione sistematica di ricchezze e materie dai paesi fragili, dell’implementare costantemente le diseguaglianze sociali ed economiche, dello sfruttamento sistematico dell’ambiente e di scelte geopolitiche volte a garantirsi – anche con le guerre – l’accaparramento delle materie prime indispensabili al sistema .

Le quattro aree sono :

  • La geopolitica delle migrazioni;
  • Le economie, quelle legali e quelle criminali, legate ai flussi migratori;
  • Le risposte dell’accoglienza;
  • Le migrazioni e la questione di genere.

Ci accompagnano in questo approfondimento i pareri di Guido Viale, Alfonso Gianni, Nicoletta Dentico, Caterina Amicucci, Francesco Carchedi, Marco Brazzoduro, Gianna Aurizio, Ilaria Boiano, Anna Maria Rivera, Filippo Miraglia, Wilma Mazza, Alfonso Perrotta, Maurizia Russo Spena, Roberto Guaglianone, Giulia Borri, Elisa Morellini, Anna Meli, Tommaso Sbriccioli, Flavio Bianchini, Piero Maestri.

Sono le esperienze e le considerazioni di chi sta sul campo e affronta e gestisce le conseguenze/ricadute delle politiche migratorie. Giornaliste, docenti e ricercatrici universitari, rappresentanti delle Associazioni nazionali (dall’Arci al Cospe, al Naga, Cittadinanza e Minoranze), sociologi, attivisti ci permettono di avere una lettura più organica e dettagliata dei numeri e degli interessi che stanno causando il più epocale ed inarrestabile esodo nella storia del Pianeta. Con buona pace dei Napolitano, dei Bossi, dei Fini e di tutti i muri e steccati che la demenza umana può provare a ipotizzare e realizzare.

Il viaggio di Papa Francesco a Lesbo rappresenta uno schiaffo alla cocciuta e demagogica insipienza della “politica” e un segnale del fatto che, almeno le Chiese, stanno rielaborando il senso pratico del loro ruolo nei drammi umanitari, ambito non scevro, nel corso della storia, di colpe gravissime. Parziale alleluja.

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 24 di Maggio-Giugno 2016 Il Grande Esodo