Il successo della vertenza GKN deve essere l’obiettivo primario dei movimenti sociali

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di Gigi Malabarba (Fuorimercato, autogestione in movimento)

Sarò lapidario e volutamente partigiano: le prossime iniziative di convergenza delle lotte devono ruotare attorno ai contenuti, alle differenti modalità di supporto e alle tempistiche della vertenza della GKN di Campi Bisenzio, lo snodo principale della resistenza di tutti i movimenti sociali oggi nel nostro paese.

Lungi da noi pensare a gerarchie obsolete sul presunto prevalere della ‘classe operaia’ rispetto a qualsiasi altro conflitto sociale. Non è affatto questa la ragione. Ma quella di GKN è forse l’unica vertenza di valenza generale, il cui successo o insuccesso può pesare in termini decisivi sui rapporti di forza tra chi sta in basso e chi sta in alto. L’unica. L’unica che può aiutare a resistere tutte le realtà del mondo del lavoro precario e sfruttato – dalla logistica al bracciantato, dalle fabbriche ai teatri alle scuole e alla ricerca – così come per le battaglie ambientaliste, di genere e dei diritti dei migranti.

Forse in sedicesimo, in questo caso in senso positivo e in relazione al suo possibile successo, quindi, è come per la vertenza dei 35 giorni alla Fiat Mirafiori del 1980, che ha chiuso brutalmente il ciclo di lotte operaie aperto con l’autunno caldo del 1969: da allora, da quella sconfitta spacciata per vittoria, nulla è stato più come prima, tutto si è modificato nel lavoro, ma anche nella politica e nell’intera società.

Ma, per essere più vicini nel tempo, può avere un valore simile a quello del Referendum contro la privatizzazione dell’acqua di dieci anni fa, quello che su un punto-chiave ha messo una zeppa dal valore emblematico nei confronti dell’insieme delle politiche liberiste. E ha aiutato tutte e tutti noi.

Plasticamente lo si è visto nelle numerose piazze di questi mesi che da luglio scandiscono questa lotta, di cui il 18 settembre ha reso evidente l’impatto nazionale, ma che hanno visto il Collettivo GKN e i suoi 500 lavoratori e lavoratrici seguire generosamente tutti gli appuntamenti di movimento nelle ‘date’ di questi e non in base alle proprie date, ivi compresa quella del 30 ottobre a Roma contro il G20. E in assenza di quello sciopero generale e generalizzato su contenuti chiari e non fumosi che evidenzia la subalternità della grande maggioranza del sindacalismo confederale al quadro politico ed economico-sociale dato.

Serve una svolta, qui si gioca davvero il futuro di tutte e di tutti, indipendentemente dalle mine che saranno seminate lungo il percorso – che ci sono e ci saranno – per tentare di far rifluire la forte mobilitazione e il moto di sostegno che si è manifestato e che già ha contribuito a far saltare i primi tentativi di sabotaggio.

Conta, e molto, l’impostazione lungimirante e realistica data dal Collettivo, condensata nel semplice slogan ‘insorgiamo!’, portato ovunque: negli incontri e nelle manifestazioni femministe e lgbt (in particolare con un ruolo importante del Collettivo donne di GKN, ma non solo), come in quelle contro il cambio climatico e del movimento degli studenti, oltre che nelle decine di vertenze del lavoro.

Nessuna di queste è improntata alla mera solidarietà, infatti, ma a contenuti condivisi.

Voglio fare un esempio. Nell’incontro estremamente significativo del 5 dicembre scorso all’interno della fabbrica occupata tra i lavoratori e 150 ingegneri ed economisti solidali, il piano industriale elaborato dal basso per confrontarsi con le strategie di annientamento della resistenza operaia che vede accomunati governo, proprietà, possibili acquirenti e multinazionali dell’automotive, tutte le varianti per mantenere la continuità produttiva e occupazionale nel rispetto dei diritti di chi lavora prevedono la salvaguardia del territorio e delle sue esigenze e la funzione principale delle produzioni previste in difesa dell’ambiente e della salute di tutti (come il progetto di mobilità sostenibile o come la produzione di macchinari per le aziende in direzione ecologista e anche ergonomica).

Vincere l’immobilismo e persino la finta contrapposizione delle grandi organizzazioni sindacali nei confronti dei centri economici liberisti (che proclamano scioperi a babbo morto, quando va bene,…), delineando nuovi paradigmi di riferimento che mettano al centro i punti della piattaforma di convergenza che tutti abbiamo condiviso, è necessario per tentare l’impresa titanica di mettere insieme la forza necessaria per invertire la tendenza ad asfaltarci, giusto per usare un termine chiaro.

A noi sembra – con la speranza ovviamente di poterci ricredere – che non possiamo contare oggi, nonostante una crescente sensibilità ambientalista in molte fasce della popolazione, specie giovanili, su uno strumento di raccolta del consenso su questo tema con la valenza prescrittiva, e quindi efficace agli occhi di tutti, che aveva il Referendum del 2011.

Anche per la straordinaria resistenza della lotta in Val di Susa, con tutte le sue innumerevoli sfaccettature e tutti i contenuti che si oppongono al modello capitalistico, una vittoria operaia sarebbe oggi quanto mai necessaria per rompere l’isolamento e la blindatura repressiva in cui vorrebbero rinchiuderla.

Eh sì, perché il punto in questo caso non è solo resistere, ma vincere. E alla GKN, se tutte e tutti concentriamo gli sforzi, ancora si può. Come fare? Come intrecciare i percorsi attorno a questa battaglia? Ecco un buon ordine del giorno per un’assemblea nazionale dei movimenti sociali…

Photo Credits:  Pagina facebook del Collettivo di fabbrica – Lavoratori GKN Firenze 

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 48 di Gennaio-febbraio 2022: “Cosa bolle in pentola?”

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