Il commercio internazionale al tempo del Covid-19

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di Monica Di Sisto, vice presidente dell’Associazione Fairwatch, portavoce della Campagna Stop TTIP/CETA Italia

“L’economia mondiale è di nuovo sotto stress. Le pressioni più vicine sono quelle dei dazi crescenti e di flussi finanziari instabili, ma dietro a queste minacce alla stabilità globale c’è un fallimento più grande, che parte nel 2008, e che sta nel non aver affrontato le disuguaglianze e gli squilibri del nostro mondo iperglobalizzato. (…) La capacità delle imprese leader nelle reti di produzione globali di acquisire la fetta più grande del valore aggiunto ha portato a relazioni commerciali disuguali e a una compressione dei redditi, anche se i Paesi in via di sviluppo hanno aumentato la loro partecipazione al commercio globale. (…) Affrontare le sfide politiche e legislative che ciò comporta, deve essere parte integrante di un’azione di riequilibrio dell’economia globale (…). C’è molto da fare”[i]. Questa diagnosi data 2018, è del segretario generale di Unctad, l’agenzia Onu che monitora commercio e sviluppo Mukhisa Kituyi. Unctad lanciava un segnale d’allarme agli Stati membri, perché di fronte a un’eventuale pressione ulteriore – la bolla del debito pubblico e privato lievitata di tre volte dalla crisi del 2009, conflitti in aree a rischio o eventi climatici estremi come siccità, inondazioni, incendi – l’economia globale non avrebbe retto. Se i nostri Governi non volevano lavorare più seriamente per un moto di coscienza a un Green deal globale che rimettesse in equilibrio il mercato, avvertivano dalle Nazioni Unite, avrebbero dovuto farlo per convenienza perché i flussi commerciali in costante rallentamento e quelli degli investimenti in frenata quasi strutturale, non avrebbero consentito al sistema di funzionare per molto altro tempo, scatenando crisi recessive a macchia di leopardo a partire dai Paesi più poveri.

Nessuno all’epoca immaginava che la goccia a far traboccare il vaso globalizzato ormai in bilico sarebbe stata addirittura una pandemia, che avrebbe repentinamente ma inesorabilmente colpito tutti i Paesi del pianeta a partire dalla fabbrica globale, la Cina. Questo, tralasciando i dettagli di una catastrofe umanitaria di proporzioni bibliche, ha portato un ulteriore elemento di novità rispetto alla crisi del 2009: il fatto che a crollare non siano stati i coefficienti digitali dell’economia finanziaria, ma fabbriche, corpi e catene dell’economia reale. E che quindi l’impatto sulla vita concreta dei cittadini di questo pianeta, anche di quelli che si supponevano al riparo da ogni rovescio, sia stato immediato e inesorabile. Fabbriche chiuse, saracinesche abbassate, navi ferme nei porti, aerei a terra. Amplificata dall’angoscia del killer invisibile, la crisi si è materializzata in scaffali vandalizzati, filiere spezzate, politici negazionisti prima e protezionisti subito dopo, in un vortice indecente di propaganda e approssimazione. Ma sia l’Unione Europea sia la Comunità internazionale non hanno alternative: continuare sulla vecchia strada e portarci al disastro, economico, sociale e climatico, o cambiare immediatamente rotta.

Questo è quello che chiedono oltre 400 organizzazioni di 163 Paesi[ii] tra sindacati, come l’Ituc e le Global unions americane, insieme a ambientalisti, Ong, i movimenti contadini e femministi le campagne contro i trattati di liberalizzazione commerciale come Stop TTIP/CETA Italia e Attac: stop dei negoziati e dei trattati in corso per proporne una revisione che metta al centro la vita delle persone, e non il salvataggio dei profitti dei soliti speculatori. “La prima e unica priorità per i negoziatori commerciali in questo momento – si spiega nella lettera – dovrebbe essere quella di rimuovere tutti gli ostacoli negli accordi esistenti, comprese le regole sulla proprietà intellettuale, che ostacolano l’accesso tempestivo e accessibile alle forniture sanitarie come medicinali salvavita, dispositivi, diagnostica e vaccini e la capacità dei Governi di prendere tutte le misure necessarie per affrontare questa crisi.” Ma soprattutto la crisi post-Covid19 “ci chiede un ripensamento radicale di quali regole sono negoziate negli accordi commerciali, comprese quelle che possono incoraggiare i monopoli e ridurre l’accesso a prezzi accessibili a tutte le forme di forniture mediche, e mettere a rischio la vita delle persone in ogni Paese del mondo”.

A fronte di una richiesta così chiara, e ragionevole, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio Roberto Azevêdo utilizza, invece, la prospettiva di una contrazione tra il -13 e il -32% del commercio globale, già stagnante,[iii]per chiedere di poter continuare le attuali liberalizzazioni commerciali anche lavorando online, nonostante la maggioranza dei Paesi membri abbia dichiarato di non aver risorse umane per seguire le trattative, dovendo concentrare i propri sforzi nel contrastare la pandemia. Non c’è assolutamente traccia, nei propositi dei vertici della Wto, di una frenata della deregulation commerciale. Eppure così si potrebbe permettere ai salari di crescere – spiega sempre Unctad nel suo report strategico di risposta al Covid[iv] – limitando il dumping sociale e ambientale, rendendo i prodotti più inquinanti più sconvenienti, e permettendo ai Governi di dare priorità alla disponibilità di prodotti e servizi essenziali sul mercato interno, anche puntando a una rilocalizzazione delle produzioni o a un trattamento preferenziale per le filiere più ecologiche e rispettose dei diritti umani, sociali e ambientali nei paesi di Produzione e di arrivo.

Ancora più inquietante la posizione dell’Unione europea. Il commissario al Commercio Ue Phil Hogan, pur avendo ammesso la necessità di una revisione della politica commerciale europea dopo il Covid[v], il 28 aprile ha annunciato di aver finalizzato i negoziati di liberalizzazione commerciale con il Messico[vi]. L’accordo prevede la liberalizzazione di nuovi settori rispetto al vecchio testo in vigore tra le due parti – energia, materie prime e agricoltura, oltre agli appalti pubblici  – settori sensibili sia per la concorrenza con le produzioni piccole e medie europee, sia per l’impatto sociale ambientale di un maggiore flusso commerciale tra l’Europa e la ‘fabbrica delle Americhe’. Non dimentichiamo, inoltre, che il Messico appartiene all’area di libero scambio con Usa e Canada e che, dunque, costituisce un ulteriore canale, oltre a quello aperto attraverso il Canada dal CETA, perché le esportazioni statunitensi raggiungano il mercato europeo senza reciprocità alcuna. Il nuovo accordo, infine, contiene il pericoloso meccanismo di protezione dei diritti degli investitori (ISDS/ICS) che espone le nostre regole presenti e future alle ritorsioni delle corporation d’oltreoceano[vii]. La Commissione, per di più, punta a firmare un mini-TTIP con gli Usa, [viii] un nuovo negoziato con la Cina, a concludere l’accordo con il Brasile di Bolsonaro e gli altri Paesi del Mercosur, in assenza, in ciascuno di questi casi, di una solida valutazione d’impatto sociale, ambientale ma anche economico sul mercato europeo e degli Stati membri già tanto provati dal Covid. Francia e Olanda chiedono, al contrario, all’Unione più regole per il commercio europeo[ix]. Ma a una lettura attenta del non-paper[x] che presenteranno a breve in Consiglio, non sfugge che chiedono dazi più bassi per i prodotti più “puliti”, quando l’Unione ha dazi già molto bassi o a zero per la gran parte dei propri partner commerciali. In più, i riferimenti a una più stringente valutazione d’impatto dei trattati e alla responsabilità delle imprese europee nel rispetto dell’Accordi di Parigi e dei Diritti Umani, restano più note di marketing che indicazioni operative con dettagli e vincoli espliciti.

E l’Italia? La maggior parte dei parlamentari, che pure si erano fatti eleggere sottoscrivendo per i 4/5 degli attuali occupanti di Camera e Senato un impegno con la Campagna Stop TTIP per la revisione di tutti i negoziati in corso nell’Unione, si sono sottratti alla parola data facendo finta di nulla[xi]. In Parlamento europeo, pochi giorni prima dello scoppio di pandemia, la sola Lega e qualche dissidente Pd si era astenuto di fronte all’approvazione dei trattati di liberalizzazione commerciale con il Vietnam, nonostante l’opposizione delle organizzazioni contadine, di molte Pmi, dei sindacati e delle organizzazioni a difesa dei diritti umani. Grazie alla pandemia, per di più, milioni di euro di sussidi senza alcuna condizionalità sociale o ambientale fluiranno nelle tasche delle imprese che esporteranno di più[xii], costi quel che costi per il clima e i loro stessi lavoratori. Nel 2018 Unctad ci ha spiegato che non siamo mai usciti dalla crisi del 2009 proprio per aver salvato banche e imprese con fondi pubblici non vincolati a strategie di medio e lungo termine, che si erano tradotti in profitti per pochi, aggravando il debito degli Stati senza alcun beneficio per i loro cittadini. Ripetere lo stesso errore, questa volta con centinaia di migliaia di morti sotto terra, più di 10 milioni di italiani in povertà assoluta[xiii] e mezzo miliardo di poveri in più nel mondo, sarebbe da assoluti criminali.

 

 

[i]https://unctad.org/en/PublicationsLibrary/tdr2018_en.pdf p. III

[ii]https://stop-ttip-italia.net/2020/04/20/stop-ai-negoziati-commerciali-concentratevi-sulle-vite-delle-persone/

[iii]https://www.wto.org/english/news_e/pres20_e/pr855_e.htm

[iv]https://unctad.org/en/pages/newsdetails.aspx?OriginalVersionID=2301

[v]https://www.theparliamentmagazine.eu/articles/news/eu-trade-commissioner-solidarity-tackling-coronavirus-must-not-be-restricted-eu

[vi]https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_756

[vii]https://stop-ttip-italia.net/2020/04/28/isds-come-fare-profitti-con-la-pandemia/

[viii]https://insidetrade.com/daily-news/amcham-eu-chief-us-eu-trade-momentum-continuing-amid-pandemic

[ix]https://www.ft.com/content/e14f082c-42e1-4bd8-ad68-54714b995dff?sharetype=blocked

[x]https://eur01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fpolitico.us8.list-manage.com%2Ftrack%2Fclick%3Fu%3De26c1a1c392386a968d02fdbc%26id%3Ded67f66d20%26e%3De66692e3b7&data=02%7C01%7Channah%40fern.org%7Cab02848ce6bd4a0d937408d7f0ea7891%7Ca24cff4fc4864c1ab90df781cd4eee22%7C1%7C0%7C637242762173604567&sdata=2eskE8eDaS8az83Gl5ivYb0JRi%2Bg8wV7lv%2Ff%2FegOg5s%3D&reserved=0

[xi]https://stop-ttip-italia.net/2018/02/06/stopttip-italia-lancia-nuova-campagna-noceta-nontratto-222/

[xii]https://www.repubblica.it/economia/2020/04/09/news/decreto_liquidita_in_gazzetta_ufficiale_abi_-253536596/

[xiii]https://www.dire.it/26-04-2020/452361-coronavirus-centro-studi-ugl-rischio-quasi-10-milioni-in-poverta-assoluta/

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