I licenziati via Zoom? Il dito e la luna…

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Volano Schiaffi

Rubrica a cura di Marco Schiaffino

Si chiama Better.com ed è una delle più grandi società USA nel settore mutui e ipoteche. Il suo nome, oggi, è conosciuto soprattutto perché il suo amministratore delegato è finito nell’occhio del ciclone per aver “licenziato via Zoom” 900 dipendenti. Il video, registrato da vari dipendenti che hanno partecipato alla chiamata su Zoom con cui Vishal Garg ha annunciato la decisione dell’azienda di tagliare il 9% del personale, ha fatto il giro del mondo.

Di qui il (moderato) sdegno espresso sui media italiani, che hanno ripreso la notizia sottolineando la crudeltà di un licenziamento annunciato in un video online. Stessa lettura data ai licenziamenti in GKN (licenziati via e-mail) o di quelli del magazzino Logista, che lo scorso agosto hanno ricevuto la comunicazione via Whatsapp.

Ciò che non emerge dai titoli dei TG e dagli articoli online è tutto ciò che ci sta intorno. Per esempio, il fatto che i veri guai di Better.com non derivano tanto da una bassa produttività (la dirigenza ha accusato i lavoratori licenziati di aver lavorato solo 2 ore al giorno incassando lo stipendio per 8 ore) quanto da un disastroso progetto di quotazione in borsa (ora rinviato) portato avanti attraverso una fusione con una SPAC (Special Purpose Acquisition Company) che è stata funestata da cause legali infinite.

Nella cronaca delle manovre di finanza creativa targata Better.com spuntano i nomi di alcuni dei “soliti noti” come Morgan Stanley e Pine Brook Partners. Insomma: se la chiamata via Zoom è stata la scintilla che ha attivato l’attenzione dei media, il licenziamento dei 900 dipendenti dell’azienda affonda le sue radici nella solita logica della finanziarizzazione dell’economia.

Un ragionamento che vale anche per GKN, per Logista o per la Tessile 2.0 di Martina Franca in provincia di Taranto, dove lavoratori e lavoratrici hanno denunciato di aver trovato gli stabilimenti vuoti al rientro dalla cassa integrazione. Sui media mainstream, che in Italia sono equamente distribuiti tra pagliacci di ultra-destra e pagliacci pagati da gruppi finanziari, tutto viene ridotto a semplice folklore con il problema dei licenziamenti e delle delocalizzazioni ridotte al “modo”, mai concentrati sulla sostanza.

Risultato: l’opinione pubblica (se ancora la vogliamo chiamare tale) tira quattro improperi quando legge il titolo su un post nei social network e il giorno dopo tira avanti come se non fosse successo niente, continuando a prendere per buona la retorica della crescita spacciata da un governo Draghi che continua a fregarsene di una crisi sociale che solo alcuni sindacati (alleluia!) sembrano aver finalmente notato.

Quando ci troveremo con milioni di persone disoccupate o con pensioni da fame, dare la colpa a Zoom o a Whatsapp sarà un po’ più difficile.

 

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 48 di Gennaio-febbraio 2022: “Cosa bolle in pentola?

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