Ddl Concorrenza: servizi sociali e culturali sul mercato

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operatori sociali

 

di Marco Bersani

Una delle conseguenze sinora meno valutate del Ddl Concorrenza del governo Draghi è il sostanziale obbligo alla privatizzazione non solo dei servizi cosiddetti “a rilevanza economica” (acqua, energia, rifiuti, trasporto pubblico), già di per sé grave e inaccettabile, bensì di tutti i servizi pubblici locali, compresi i servizi sociali e culturali.

Lo si evince da due elementi. Il primo deriva dalla costatazione di come l’intero testo del disegno di legge non operi alcuna distinzione fra i servizi in oggetto, mentre, quando intende riferirsi specificamente ai servizi “a rilevanza economica” -lett. d) dell’art. 6, comma 2, li nomina espressamente, rendendo così evidente l’inclusione dei servizi sociali e culturali in tutte le altre disposizioni.

Il secondo elemento è un riferimento diretto, per quanto all’apparenza criptico. Si tratta della lett. o) dell’art. 6, comma 2, laddove si legge che la delega da assegnare al Governo deve prevedere la “razionalizzazione del rapporto tra la disciplina dei servizi pubblici locali e la disciplina per l’affidamento dei rapporti negoziali di partenariato regolati dal decreto legislativo 3 luglio 2017, n.117, in conformità agli indirizzi della giurisprudenza costituzionale”.

Sebbene non sia per niente chiaro cosa significhi “razionalizzare” le due discipline normative, il riferimento al Codice del Terzo Settore (D. Lgs. n. 117/2017) rende esplicito il coinvolgimento dei servizi sociali e culturali nel Ddl Concorrenza.

C’è da dire che “piove sul bagnato”, perché già l’art. 56 del Codice del Terzo Settore prescrive agli enti locali che intendano sottoscrivere convenzioni con associazioni di volontariato e/o di promozione sociale di “motivare” la maggior convenienza dello strumento convenzionale rispetto al ricorso al mercato.

Con il Ddl Concorrenza si dà un’ulteriore spinta verso una gestione dei servizi sociali e culturali direttamente affidata al mercato attraverso i cosiddetti bandi di gara, rendendo evidente l’intento discriminatorio verso l’autonomia di scelta degli enti locali nel campo delle politiche sociali e culturali.

Va detto che già da alcuni decenni i Comuni si sono ritirati dalla gestione diretta di questi servizi, aprendo frontiere al cosiddetto privato-sociale, il quale, se in una prima fase di spinta ideale aveva prodotto esperienze importanti e avanzate di gestione condivisa dei servizi, oggi attraversa una crisi profonda, essendo in gran parte divenuto complice di una gestione unicamente basata sull’abbassamento dei costi, con conseguente precarizzazione dei contratti di lavoro e peggioramento della qualità dei servizi.

In controtendenza rispetto a questo scenario, si sono diffuse in questi ultimi anni interessanti esperienze di gestione dei servizi basate su bandi pubblici attraverso i quali attivare percorsi di co-programmazione e co-progettazione che vedano l’ente locale e le realtà dell’associazionismo e della cooperazione mettere a frutto le reciproche conoscenze del proprio territorio, dei bisogni emergenti e dei servizi necessari a soddisfarli.

L’inserimento dei servizi sociali e culturali nel Ddl Concorrenza sembra voler colpire proprio queste nuove modalità di gestione, facendo piazza pulita dell’idea che a obiettivi sociali e culturali debbano corrispondere modelli organizzativi e gestionali coerenti, rivolti alla promozione e alla tutela dei diritti delle persone e alla coesione sociale delle comunità locali.

Il governo Draghi sembra voler dire che anche il terreno dei servizi sociali e culturali deve diventare settore di valorizzazione economica e di conseguenza va messo sul mercato; per farlo, utilizza il mantra della “concorrenza” come grimaldello.

Si finge di voler aumentare efficienza ed efficacia della gestione dei servizi pubblici, attribuendo al privato una superiorità a prescindere in questo campo. L’obiettivo reale è ovviamente un altro: mettere a disposizione degli interessi finanziari un nuovo terreno di profitti garantiti, senza alcuna considerazione per i diritti della popolazione, a partire dalle fasce più fragili e vulnerabili della stessa.

Foto: “operatori sociali” di Cau Napoli (CC BY-NC-SA 2.0.)

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 49 di Marzo-Aprile 2022: “Si scrive concorrenza, si legge privatizzazione

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