Ddl Concorrenza, «Fermiamo la privatizzazione dei servizi»

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Inizia la discussione in Parlamento di un disegno di legge volto a far entrare colossi privati nella gestione di acqua, trasporti, rifiuti. Il patrimonio di lotte per difendere i servizi pubblici corre un pericolo

DinamoPress ha intervistato Paolo Carsetti, del Forum Italiano movimenti per l’acqua, per comprendere la gravità del Ddl in discussione al Senato e per immaginare quale percorso di opposizione possa nascere.

Puoi spiegare in cosa consiste il Ddl Concorrenza proposto dal Governo Draghi e perché rappresenta un pericolo oggi per la vittoria referendaria del 2011?

Il Ddl definisce il mercato come via prioritaria per l’affidamento di gestione di servizi pubblici locali. Gli enti locali che si discostano questa strada dovranno giustificare il perché della propria scelta davanti all’Antitrust che dovrà valutare la legittimità politica ed economica della decisione presa.

Inoltre il Ddl prevede uno stimolo ulteriore alla fusione e aggregazione di aziende in grandi multiutility quotate in borsa, si tratta di una privatizzazione subdola e mascherata. Questi soggetti privatistici diventano pian piano monopolisti su territorio nazionale per alcuni servizi chiave.

È un disegno di legge delega che prevede la costruzione di un testo unico sui servizi pubblici locali che è già definito nel dettaglio dall’articolo 6, attualmente in discussione in Commissione Industria al Senato.

Il Ddl definisce una nuova stagione di privatizzazioni, in linea coi governi passati e con la filosofia che ha caratterizzato Draghi che, ricordiamo, il 5 agosto 2011 scrisse una lettera a Berlusconi indicando i passaggi per uscire dalla crisi. Tra questi, caldeggiava una nuova ondata di privatizzazioni, in spregio alla volontà popolare appena espressa con il referendum di giugno 2011. Al tempo Draghi era Presidente della Banca d’Italia.

La petizione lanciata pochi giorni fa ha subito avuto un successo notevole, il tema acqua riesce ancora a toccare le abitanti di questo paese?

La petizione ha raccolto migliaia di firme in pochi giorni, c’è notevole interesse tra i movimenti, nella società civile, nei sindacati. C’è la consapevolezza di quanto i servizi pubblici siano importanti e di quanto sia rilevante difenderli dai processi di privatizzazione.

Questo risultato deriva dal lavoro fatto come Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua ma anche dalla consapevolezza di cittadini e cittadine che hanno provato sulla propria pelle cosa voglia dire la privatizzazione del servizio idrico: cioè aumento delle bollette e diminuzione degli investimenti. Questa consapevolezza però non basta perché i rapporti di forza sono a nostro sfavore al momento, per questo va messa in campo una mobilitazione ancora più forte efficace e diffusa. È l’obiettivo che ci poniamo nelle prossime settimane.

Quanto è collegato il Ddl Concorrenza alla gestione dei fondi del Pnrr?

La legge sulla Concorrenza è una riforma abilitante del Pnrr, pertanto è imposta dalla Commissione Europea sulla base di una condivisione con il governo italiano. Era scritto nel Piano che si sarebbe dovuta approvare la legge sulla concorrenza entro luglio 2021, ma così non è stato. Il Consiglio dei Ministri ha preparato questo disegno di legge presentandolo il 4 novembre e oggi avvia il suo esame parlamentare.

Pnrr e Ddl Concorrenza si muovono sullo stesso solco, prevedono regole e criteri che riguardano la privatizzazione e contemplano l’allargamento verso il meridione del campo di azione delle multiutility, al fine di portare quella che chiamano una gestione industriale in aree del sud sprovviste. In realtà questa è una lettura mistificante della realtà, ci sono eccellenze a Sud e eccellenze a Nord.

I fondi Pnrr sono pertanto diventati alibi e scusa per rilanciare i processi di privatizzazione. È uscita persino una circolare Mite che dice che le gestioni non a norma rispetto al quadro legislativo potrebbero essere esclusi dai fondi. Abc Napoli [ente di gestione del servizio idrico partenopeo in house, sotto controllo comunale, ndr] corre questo rischio.

Negli anni 2000 si puntò a privatizzare i beni e i servizi perché si sapeva che non sarebbero stati soggetti a crisi, a differenza della produzione nel settore industriale. Perché, oggi, in una situazione economica assolutamente differente, si attua la stessa strategia?

A mio avviso le privatizzazioni dei servizi pubblici, da quello idrico al trasporto pubblico, rimangono una fetta di mercato ancora non conquistata da lobby economiche che vedono in questi fonte di redditività e profitto.

Con l’alibi della crisi economica aperta dalla pandemia si vuole chiudere questa partita in Italia, portando a termine quanto iniziato nei primi anni 2000.

Dietro la narrazione che dipinge l’Italia in grande ripresa con balzo del Pil non sappiamo esattamente in realtà cosa ci attenda nel futuro prossimo. In questo momento stanno accaparrandosi i servizi pubblici che sarà fondamentale avere sul mercato quando giungerà la prossima crisi.

È un business ad oggi ancora non pervaso dal mercato e per questo vogliono metterci le mani sopra.

A breve vedremo i famosi aumenti in bolletta anche nei consumi idrici. Questo elemento è collegato alla strategia del Ddl Concorrenza e se si come?

Non c’è un collegamento diretto, tuttavia si può notare che l’aumento delle tariffe idriche negli ultimi dieci anni è stato il più sostenuto tra le varie utenze. Questo fattore è legato strettamente ai processi di privatizzazione, perché è sistematico: quando si passa alla gestione delle multiutility come Acea aumenta la tariffa, gli investimenti non sono mai sufficienti per riparare perdite e curare l’infrastruttura e aumenta a cascata il profitto dell’ente gestore.

Se il Ddl fosse approvato questo sarà un fenomeno ancora più accentuato nei prossimi anni.

Il cammino di questo Ddl è comunque più complesso rispetto a un decreto legge. Quali tappe di mobilitazione immaginate d’ora in poi? Con quali alleanze?

È vero, è un Ddl e quindi prevede un iter almeno in teoria più lungo.

Il fatto che sia stato proposto un ciclo di audizioni alla Commissione Industria è favorevole alla nostra battaglia.

Stiamo spingendo per una campagna per lo stralcio immediato dell’articolo, con atti specifici di Consigli Comunali che lo richiedano.

Cercheremo un confronto con forze politiche, associazioni ambientaliste e forze sindacali, per ricostruire un’alleanza che sarà necessaria nei prossimi mesi.

La partita dipende anche dall’esito del voto per il Presidente della Repubblica, quindi non sappiamo lo scenario che incontreremo: se si andrà a elezioni, dovremo rivedere il percorso.

Se invece prosegue il dibattito parlamentare sul Ddl, siamo pronti a mobilitarci con iniziative e manifestazioni sotto il parlamento e nei territori. Alcuni comitati hanno già avviato iniziative di informazione e sensibilizzazione.

Il tema finora è sottaciuto dai media mainstream che hanno sviato l’attenzione parlando delle concessioni balneari e delle licenze dei taxi, nessuno ha parlato dell’articolo 6. C’è una sfida da vincere mettendo in atto una campagna che informi denunci e racconti quello che sta avvenendo.

La Coalizione della Società Cura ha pensato a un forum di convergenza dei movimenti sociali a fine febbraio a Roma e poi una mobilitazione marzo. Il nostro obiettivo è portare in quel contesto il tema dell’articolo 6 del Ddl Concorrenza e, in generale la privatizzazione servizi pubblici. Il 22 marzo bisognerà caratterizzare la giornata dell’acqua su questo provvedimento, è inaccettabile che a distanza di 11 anni ripropongano quanto è stato rifiutato da 26 milioni di italiani.

Tutte le immagini dalla pagina Facebook di Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

 

 

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